PAPEETE 2 – La destra molla gli sbarchi e si butta sul mattone. Ma il federalismo fiscale non si improvvisa da Reggio Calabria

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di Stefania Piazzo – Tempo neanche 24 per sbollire la sconfitta elettorale e la madre di tutte le battaglie diventa la delega fiscale. La Lega ritira i propri ministri (Garavaglia) dalla cabina di regia e alza la bandiera del fisco giusto. Draghi e alleati di governo garantiscono che non ci sarà nessuna revisione al rialzo del catasto ma il dado è tratto. Il “Papeete 2” è ormai consumato.

Come se cavalcare un nuovo totem fosse sufficiente a riprendere quota. Come se la credibilità sul federalismo fiscale, sulle tasse giuste, si potesse fare partendo da dove si è chiusa la campagna elettorale. Da Reggio Calabria.

C’è uno storico ritornello, taxation without representation. La tassazione deve essere legata alla rappresentanza. Io ti pago se ho voce in capitolo nelle scelte governative, dicevano i coloni ribelli americani a Londra. Oggi la Lombardia, il Veneto, il Piemonte, il Friuli, l’Emilia Romagna e via discorrendo, non hanno voce in capitolo da nessuna parte. Pagano, e basta. Affermare quindi che si vuole fermare l’aumento delle tasse non basta più. Serve che quelle tasse siano responsabilmente gestite dai territori. Altrimenti è l’ennesima uscita difensiva post voto. Dopo la batosta, si cercano altre bandiere per contare qualcosa. E poi pensare che sia sempre colpa degli altri se le cose vanno male in Italia non funziona più. Giocare a fare dentro e fuori dai governi ha stufato. E anche tanto. Non bastano gli esiti del voto del 4 e 5 ottobre? E non basta la lezione della Bestia ferita? La gente si chiede chi c’è dietro e cosa ci sia dietro la strategia di questa Lega salviniana. E, soprattutto, cosa ne resterà. Cambiare idea non è da stupidi. Cambiarla sempre è da inaffidabili. Pensare di essere più furbetti di Draghi è imperdonabile.

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