Paolo Franco: Ecco perché l’autonomia nel programma di governo del centrodestra è un inganno

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di Paolo Franco – La montagna ha partorito il topolino. Il progetto politico che aveva caratterizzato la Lega a sostegno delle Autonomie e dell’efficienza dei servizi pubblici, dopo due referendum plebiscitari e cinque anni di legislatura trascorsi senza risultati, viene richiamato ai soli fini elettorali in maniera assolutamente superficiale. Forse peggio, viste le condizioni a cui viene posposta la richiesta di autonomia delle regioni interessate.

Leggiamo le righe del programma che ci interessano: “attuare il percorso già avviato per il riconoscimento delle Autonomie ai sensi dell’art. 116, comma 3 della Costituzione, garantendo tutti i meccanismi di perequazione previsti dall’art. 119 della Costituzione”.

Come sappiamo il comma 3 dell’art. 116 della Costituzione è quello che riguarda il regionalismo differenziato, cioè la possibilità di trasferire maggiori competenze alle Regioni. Richiamare un articolo costituzionale senza specificare le modalità di attuazione è perfettamente inutile. Come se si scrivesse, a proposito di lavoro, “attuare l’art. 4 della Costituzione” che è quello che enuncia il diritto al lavoro per tutti i cittadini.

Allora, quando il programma parla di “percorso già avviato” a cosa si riferisce? Alle pre-intese sottoscritte tra Governo e Regioni nel 2018 o alla legge quadro incostituzionale (che ammazza l’autonomia) abbozzata negli ultimi mesi? Evidentemente il timore di rendere esplicita questa seconda opzione ha fatto sì che gli estensori del programma evitassero di specificare alcunché, in modo da trarre in inganno, ancora una volta, i milioni di cittadini e amministratori che la richiedono con gran forza.

Altrimenti nel programma avrebbe dovuto essere riportata la richiesta che, a nome delle associazioni autonomistiche, Giancarlo Pagliarini ha trasmesso a tutti i leader politici in vista delle elezioni politiche, dove si chiedeva l’applicazione delle pre-intese già sottoscritte e non la legge quadro.

Purtroppo c’è ancora di peggio: nel programma viene scritto che con l’autonomia devono essere garantiti i meccanismi di perequazione. Traduco: se casomai fosse approvata una legge quadro che pur distorce le richieste per l’autonomia, comunque alle altre regioni (leggi Mezzogiorno) devono essere assegnate ulteriori risorse. Come ho già detto in altre occasioni si tratta di “pizzo di Stato”.

L’autonomia non c’entra nulla con la perequazione, infatti sono aspetti trattati in due diversi articoli della Costituzione. L’autonomia è uno strumento per rendere più efficienti i servizi offerti dalle Regioni che acquisiscono maggiori competenze, non per garantire più risorse a Regioni che mantengono quei servizi in capo allo Stato. Ci rendiamo conto dell’assurdità e dell’incongruenza dell’accostamento autonomia-perequazione?

Avevamo letto che Salvini, a proposito di autonomia, aveva delegato i suoi Governatori alla stesura del programma di alleanza. Davvero Fedriga, Zaia e Fontana hanno condiviso questa impostazione? Purtroppo come quella che si sta concludendo, anche la prossima legislatura non porterà a nulla, nonostante proclami, giganteschi cartelloni pubblicitari, dichiarazioni di fedeltà all’autonomia che leggiamo sui quotidiani e che varranno fino al 25 settembre.

Sarebbe stato semplice e importante dare voce alla democrazia popolare sottoscrivendo la proposta Pagliarini: invece ha ancora la meglio la politica del “dire e non dire” del compromesso al ribasso, del centralismo assistenzialista ed inefficiente. Gli elettori giudicheranno.

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