Paolo Franco: Autonomia targata Lega non azzera il residuo fiscale del Nord. Prof. Giovanardi ha ragione: Se si abolisce la legge, si aprono subito le trattative Stato-Regione

8 Luglio 2024
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di Paolo Franco – Partiamo dalla prima questione: è vera autonomia quella prevista nella legge Calderoli appena approvata dalle Camere? Senza voler entrare nel merito dell’articolato possiamo con sufficiente certezza sostenere questa affermazione: nei fatti la Calderoli riduce surrettiziamente da 23 a 9 le materie trasferibili in quanto per quelle più importanti (appunto 14, tra cui l’istruzione) è prevista la previa determinazione dei Livelli essenziali delle prestazioni su tutto il territorio dello Stato e, soprattutto, il loro finanziamento. Condizioni, queste, che rendono impossibile che le corrispondenti competenze vengano devolute alle regioni richiedenti.

Nelle 9 rimanenti (tra le quali il Commercio estero) la Calderoli ha inserito il capestro della potestà esclusiva e personale del Presidente del Consiglio di vietare persino l’inizio della trattativa.

Conclusione: se mai arriverà qualcosa sarà assolutamente marginale e ridurrà di zero euro il residuo fiscale che vede estremamente penalizzate alcune regioni.

Oltre a queste considerazioni ne emerge un’altra che ha esplicitato a chiare lettere il prof. Andrea Giovanardi (consulente sull’Autonomia della Regione Veneto) in una recente intervista apparsa nel Giornale di Vicenza a proposito del paventato referendum: “Se vincessero coloro che vogliono l’abrogazione delle legge Calderoli, per assurdo si potrebbero aprire direttamente i negoziati Regione-Governo in base all’art. 116 della Costituzione, senza bisogno della legge cornice” che, appunto, è la Calderoli stessa.

Cioè, se viene cancellata la legge sull’Autonomia, l’Autonomia può arrivare meglio e prima! Personalmente concordo con questa affermazione e mi chiedo, allora, come mai sia stata fatta questa legge, e, soprattutto, come mai venga spesa politicamente come si trattasse dell’avvento dell’Autonomia quando invece è vero il contrario, cioè che le materie vengono ridotte e il procedimento per l’ottenimento di quelle residue è impervio e poco o nulla profittevole.

Seconda questione: il regionalismo. Prima della Costituzione del 1948 non esistevano le Regioni come organismi politico-amministrativi ma solo Comuni e Province. La tragica esperienza della dittatura fascista portò i costituenti a creare un contrappeso allo strapotere dello Stato centrale introducendo, appunto, organismi elettivi come le Regioni che avessero dimensione e rappresentanza politica in grado di equilibrare i rapporti tra Istituzioni.

Per questo l’art. 57 della Costituzione scrive che “il Senato della Repubblica è eletto su base regionale” e pertanto in quella Camera vengono riprodotti i rapporti politico-elettorali che si manifestano in ogni singola Regione. Solo nel 1970 le Regioni furono effettivamente costituite per legge e nel 2001 una riforma costituzionale declinò le diverse competenze legislative tra Regioni e Stato. Ma in questi giorni, all’interno della riforma del premierato, viene previsto un premio di maggioranze che vale per entrambe le Camere modificando il citato articolo 57 aggiungendo “salvo il premio su base nazionale previsto dall’articolo 92”. Nei fatti, quindi, il risultato elettorale che riguarda il Senato, rispetto a quanto è avvenuto fino ad oggi, può ribaltare il voto territoriale attribuendo, a causa del premio di maggioranza, meno seggi alla coalizione vincente nella Regione per destinarli a quella meno votata ma vincente a livello nazionale.

Le osservazioni appena esposte dimostrano che è in corso una profonda rivisitazione degli equilibri istituzionali e rappresentativi voluti, motivatamente, dai costituenti e che porta a livello statale ogni potere di controllo e decisione politica annullando il fondamentale principio di sussidiarietà che dovrebbe essere alla base di ogni buon governo. Con buona pace di tutti coloro che dicono, a parole, di difendere i valori della Costituzione nata dalla Resistenza, o di coloro che, sempre a parole, si dicono assertori dell’autonomia e del federalismo.

Paolo Franco, autonomista Veneto

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