Oggi è l’11 settembre senza la rabbia e senza l’orgoglio dei neuroni

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di Stefania Piazzo – Un lontano ricordo… Mentre la memoria si confonde con la pessima retorica. Come dobbiamo chiamare l’11 settembre 2001? Il politicamente corretto ha annacquato la forza di una ricorrenza e autentica resistenza al male dopo questa data che ha cambiato il mondo.

L’idea di democrazia oggi è annacquata e priva di struttura culturale. Non è più solo uno scontro tra oriente e occidente dentro la dialettica della solita propaganda mondialista o del fanatismo.

Oggi l’11 settembre lo possiamo e dobbiamo declinare ad altre situazioni di terrorismo. Terrorismo verbale, terrorismo politico, terrorismo dell’analfabetismo politico di ritorno, terrorismo nei social network, violenze verbali, disarticolazioni mentali che manipolano le masse deboli e destrutturate.

Oggi, più che le radici cristiane, dobbiamo recuperare e ritrovare i neuroni, le sinapsi, il ragionamento, il discernimento, il coraggio di decidere e scegliere senza la dittatura del consenso.

La rabbia e l’orgoglio è forse in chi si sente sopravvissuto rispetto

Di certo non si cambia la prospettiva con un rosario elettorale ma con una autentica affermazione delle radici cristiane della nostra storia. Oggi invece prevale l’indifferentismo spacciato per tolleranza, fatto passare per libertà d’opinione. Mentre la denigrazione di simboli e valori universali passa in secondo piano.

Il vuoto delle torri che implodono in se stesse è solo la profezia di un tempo in cui ci siamo persi, correndo dietro a simboli che sono sì cristiani, ma che non sono un oggetto da brandire ed esibire come amuleti. L’11 settembre, 19 anni dopo, è una nuova tragedia che uccide l’umanità del pensiero.

Photo by Steve Harvey 

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