Nord e Sud, coordinamento o macroregioni tra simili?

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di Fulvio Curioni – “Ho sempre pensato ad un coordinamento nord-sud per quanto riguarda il lavoro, si tratta di mettere in piedi questo coordinamento”. Questo quanto rilasciato a radio radicale dal senatur, l’Italia veramente abbisogna di questo passaggio per uscire dalle paludi nebbiose? Tale provocazione ci riporta ad una idea di una Padania politico-amministrativa, perseguita da Miglio da sempre e cioè una prospettiva da lui stesso definita, come soluzione del “caso italiano” semplicemente inevitabile.

Nel senso che ogni governo di questo paese a detta di Miglio, doveva riconoscere come lo stesso non possa essere mia ricondotto ad uno stato unitario. In alcuni momenti l’amministrazione nazionale sembrava funzionare ciò è accaduto poichè alcune parti del paese erano in letargo e le altre forze economico- sociali si autoregolavano, dando luogo inconsapevolmente e quindi anche casualmente ad un equilibrio la cui stabilità sarebbe entrata in crisi non appena fossero diventati necessari interventi eteroregolanti.

Le sue ricerche nel campo della storia amministrativa italiana dimostrarono tre cose: differenze ereditarie geoclimatiche, economico-sociali, istituzionali fra le regioni della penisola maggiori da quelle sulle quali si basa la separazione tra gli stati europei; gestione unitaria dello stato italiano consistita in un equivoco in quanto norme unitarie ma interpretabili in ciascuno regione e quindi orfane di apparente omogeneità; regioni del titolo V della Costituzione quali unità amministrative di stampo ottocentesco, partorite da tecnici di governo liberale piemontese tra il 1859 ed il 1865.

Tale parterre, unito a due gravi cancri anche oggi presenti : il livello di degrado dell’amministrazione pubblica centrale italiana che ha superato il punto di non ritorno, cercando lo stesso di sopravvivere a se stesso, illudendosi ed illudendo i cittadini di poter gestire il governo-amministrazione in senso stretto senza auttoregolamentarsi in funzioni di coordinamento e direzioni di centri strategici territoriali, unito all’aumento accelerato dei servizi e delle prestazioni pubbliche, l’incessante differenziarsi di esigenze e situazioni, rendono impossibile gestire direttamente il bene comune.

Quindi da un lato uno stato troppo grande per governare e delle regioni troppo piccole per attuarne le leggi ed i regolamenti. Alla luce di tali considerazioni il profesur proseguiva a scoperchiare il vaso di pandora: si pensa che una aggregazione delle regioni padane implichi una ostilità verso il meridione e per i suoi tuttora irrisolti problemi, e quindi prendendo nel contempo atto di come gli stessi abitanti del sud critichino ancora l’intervento dello stato quale insufficiente non tanto nel tradurre progetti innovativi e di sviluppo quanto nel non assicurare adeguatamente i loro antichi privilegi e strutture clientelari.

Il ragionamento da farsi da parte di Miglio era il seguente: non è più produttivo e formalmente corretto chiedere alle regioni nelle quali il meridione si articola territorialmente di raggrupparsi stabilmente per definire prima e poi gestire, in modo finalmente autonomo, le scelte relative al tipo di avvenire verso cui tendere, tutti insieme, classi dirigenti e popolo del sud? L’unica esperienza alternativa alla grande ammucchiata, secondo Miglio era e rimane, quella costituita dalla consapevole integrazione tra grandi aggregazioni geoeconomicamente omogenee. il nord, il centro, il sud (più le due isole autonome).

Un vaso di pandora da scoperchiare ora, poichè trovo attualissime e profetiche le analisi Migliane ed utili a fornirci una base di partenza alla provocazione lanciata dal senatur, chi ben inizia è a metà dell’opera.

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