Non c’è bisogno di essere leghisti per risolvere la questione settentrionale. I governatori del Nord si diano una mossa

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di Cuore Verde – In questa magmatica fase politica, dopo la clamorosa sconfitta elettorale della Lega di Salvini, parzialmente mitigata dalla vittoria governativa di coalizione, si assiste ad un interessante risveglio di associazioni, gruppi e comitati “nordisti”. Le dinamiche e gli obiettivi di questi gruppi sono certamente eterogenei: alcuni ritengono che si debba agire dall’interno, altri dall’esterno o, in alternativa, seguendo una via mediana. Altro dilemma: tornare al passato o troncare in modo netto senza alcuna nostalgia guardando al futuro?

 A me, invece, interessa quello che “arriva” alla gente, altrimenti si rischia di tramutare tutto in un includente dibattito per addetti ai lavori. Concordo sul fatto che un eccesso di nostalgia non porti da nessuna parte, però, per chi ha vissuto certe esperienze, taluni simboli ed idee possono essere molto importanti e radicati. Un esempio personale.

Qualche giorno fa mia moglie incontra una amica che le dice “Che bella borsa verde che hai“. E aggiunge “Verde Lega“. Poi continua “Sai, io sono una leghista, ma non come quelli di oggi. Sono andata sul Po”. Mia moglie allora risponde “Guarda che adesso c’è la Nuova Padania”“Come?” replica l’amica “la pubblicano ancora?””No, è online.”. L’amica ha ringraziato con entusiasmo mia moglie per questa notizia. Una idea che ha risvegliato un nuovo entusiasmo. Non un’idea del passato ma un modo di leggere e e raccontare i fatti con la sensibilità del Nord.


 Il dibattito principale in queste formazioni nordiste, secondo me, dovrebbe focalizzarsi sul vero scandalo politico: la questione settentrionale è sistematicamente ignorata nel dibattito pubblico e dalle grandi testate giornalistiche e televisive interessate piuttosto ad analizzare la sconfitta del PD senza dedicare alcuno spazio al vero sconfitto: il Nord Padano. La Padania è rimasta senza rappresentanza politica. Questo è il vero scandalo.  Noto poi in alcuni commenti pubblicati da La Nuova Padania che qualcuno finalmente comincia a chiedersi perché in questi lunghi anni i “governatori” leghisti non si siano mai “coordinati” tra loro.

Si rileva che perfino i quesiti sull’autonomia erano differenti tra Veneto e Lombardia. Il coordinamento delle regioni del Nord è sempre un’idea che risale a Guido Fanti. Questa è la base politica per creare la Padania. Non è una mia interpretazione.  Anticipando il noto articolo-intervista a Guido Fanti pubblicato da La Stampa il 6novembre 1975 (Ma nascerà davvero la super regione della Padania? – Fanti spiega la sua proposta per una grande “lega del Po””), l’Unità del 6 ottobre 1975 pubblicava un articolo dal titolo Per definire il ruolo delle autonomie locali in un progetto di riconversione produttiva – Fanti propone un intervento coordinato fra tutte le Regioni della Valle Padana”.


 Un breve ma significativo passo di quell’articolo: “Il compagno Fanti ha poi anche proposto una possibilità di intervento coordinato tra tutte le Regioni della valle Padana. L’esigenza di una corretta riconversione produttiva — ha rilevato Fanti — si collega direttamente ai «nodi storici» dello squilibrio della realtà italiana, reso evidente dal rapporto Nord-Sud. Ci sembra perciò corretto proporre alle Regioni a maggiore concentrazione industriale (Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, oltre che la stessa Emilia-Romagna) — ha affermato il compagno Fanti — di ripensare in termini nuovi la funzione complessiva della valle Padana nei rapporti tra Nord e Mezzogiorno ed anche in riferimento al più ampio quadro della realtà degli altri Paesi della Comunità europea. E’ un discorso, questo, che naturalmente la Regione intende proporre a tutte le forze interessate: dalle altre Regioni del nord, al governo, all’imprenditoria pubblica e privata.”

Certo, dopo il clamore suscitato dall’articolo sulla “super regione della Padania” e dalle successive interviste ad altri presidenti di Regione sullo stesso argomento apparse su La Stampa, l’Unità pubblicherà articoli ed interviste tese a ridimensionare la proposta di Guido Fanti, ma quello che importa è il valore originario della proposta. Forse non bisogna guardare troppo al passato, ma alcune idee semplici e praticabili sono già state perfettamente tracciate. Basterebbe attuarle. E non c’è bisogno di essere “leghisti”. 

 Sarebbe sufficiente comprendere che la Padania non è una scelta politica o partitica ma GEOPOLITICA.

 Cordiali saluti

 CUOREVERDE

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