Niente Pontida, dal giuramento a schiavi di Roma

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di Roberto Gremmo – Il Corriere della sera anticipa la notizia che il tradizionale raduno leghista di Pontida non ci sarà. C’era da aspettarselo, perché già l’anno scorso era stato difficile tenere assieme sullo stesso prato assolato i sempre meno baldi e molto a disagio combattenti padanisti con la massa vociante e scamiciata dei nuovi adepti del Capitano raccattati senza far troppo il difficile da Roma già ladrona in giù.

Io non sono mai andato a Pontida e non ho mai creduto ai raduni propagandistici ma per molti (davvero tanti) autonomisti ed indipendentisti Pontida e’ stato un luogo simbolico, dove rinnovare anno dopo anno l’impegno solenne a realizzare l’obiettivo messo nero su bianco nel programma del Partito: l’indipendenza della Padania.

Adesso anche questo appuntamento identitario va in soffitta. Al giuramento solenne per la lotta comune si e’ sostituito l’appoggio senza se e senza ma ad un governo tecnocratico, in parte anche autoritario, sicuramente a vocazione meridionalista. Al toccante coro verdiano che inneggiava alla “patria si bella e perduta” si e’ prontamente sostituito l’inno dello Stato italiano che esalta la vittoria che, come dimostrano le ultime guerre mondiali con relativi disastri italici, e’ schiava di Roma.

L’incontro fisico e diretto dei dirigenti della Lega Nord coi militanti non ha più senso perché la famosa base deve vedere i suoi nuovi capi solo nelle esibizioni salotto televisive. E zitta e mosca. Debbono invece sorbirsi le esibizioni piroettanti d’arte varia a reti tv unificate del Capitano che riesce ad essere al contempo il più disciplinato gregario di Draghi ed il più deciso critico della politica dei suoi ministri. Tre palle un soldo. Ma non più a Pontida.

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