Musumeci, tamponi e sbarchi. Diritti uguali per tutti. Magari…

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di Giuseppe Rinaldi – Governatore, avevamo plaudito con cuore aperto e penna libera, di là d’ogni ideologia e dottrina, la Sua iniziativa di permettere a tutti, vaccinati e non, attraverso la prova del “tampone” in loco, la visita dei luoghi che storia e cultura ci tramandano e il mondo ci invidia, ed ora, con l’ordinanza n. 84 del 13 agosto, ci cade se non “sull’uccello” (Mike Bongiorno, Rischiatutto 1970), senza dubbio sullo stile.

Oltre le buone intenzioni, ci sta la democrazia e questa o è impregnata di rispetto per tutti o non è (tanto per parafrasare Giorgio Almirante, uomo stimabile che Lei ben rammenta). Quando si dice per tutti, significa anche per le minoranze, anche per coloro che il vaccino rifiutono, se poi per partito preso, per ideologia o per timore non spetta al presidente di regione indagare, per questo ci sono i medici, gli psicologi e i sociologi. Lei deve solo garantire parità di diritti a tutti. Anche se nella Sua isola resistesse al vaccino un unico individuo, magari tra le sciare dell’Etna o tra i colori della Conca d’Oro, Ella deve assicurargli una vita decente, cure e nutrimento civile e spirituale.

Una domanda: al prossimo sbarco di clandestini la Sua ordinanza permetterà loro, privi di green pass e in attesa di tampone che vale tre giorni (in questo caso “gratuito”, e a spese della collettività, anche di quella vaccinata, ma tant’è), nelle more di una vaccinazione che molti rifiutano, di accedere nei luoghi “pubblici” (lo sono? Tutto o in parte o una parte del tutto?) quali gli hotspot, le navi quarantena, gli spazi ove si svolgono le pratiche burocratiche? Quanto e cosa, di tutto ciò che ruota attorno all’accoglienza si disbrigherà per via telematica o da remoto?

Inoltre, Governatore, Ella pensa veramente che un bracciante di La Floresta, un pastore caseario dei Nebrodi o un carbonaio delle Madonia abbia con se un laptop col quale collegarsi all’ufficio anagrafe per un espletamento pratica? Ammesso, poi, che quell’ufficio pubblico sia dotato di una dimensione telematica. Presidente, conosce la Sicilia? Tanto di cappello per la cultura, la storia, il turismo e la lingua che per poco non divenne l’idioma italico, ma per quanto riguarda l’ammodernamento…

A proposito del pastore caseario, e le sue inimitabili ricotte infornate, fatte nei “cubburi” attorno ai megaliti di Sicilia (zona Montalbano Elicona), lasciamolo lavorare senza che per una carta d’identità gli occorra da remoto un ”pin”, uno “spid”, la firma elettronica e una “pec”, accogliamolo negli uffici pubblici, con prudenza ma senza mortificarlo se non vaccinato, anzi ringraziamolo d’esistere.

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