Miozzo: Troppa improvvisazione ancora dopo un anno nell’emergenza. Andava usata la rete della Protezione civile

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“Siamo in piena emergenza, ma vedo ancora troppa improvvisazione. A un anno dalla dichiarazione dello stato di emergenza dico che se vogliamo battere questo virus non possiamo permetterci altri errori. Rischiamo di pagarli a caro prezzo”. Così Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico-scientifico, al Corriere della Sera. “Io partirei da quello che abbiamo fatto, ed è tanto. Siamo stati travolti da un tremendo tsunami che ha sconvolto sistemi e strutture spesso non preparati a vivere emergenze così devastanti. L’intera popolazione ha affrontato in maniera straordinaria durissime prove che hanno modificato totalmente le nostre relazioni sociali. Purtroppo questa pandemia ha messo in evidenza le fragilità dei sistemi sociale e sanitario causate da decenni di abbandono e di scarsi investimenti politici ed economici – ha aggiunto – Usare la Protezione civile e i suoi volontari e con le sue migliaia di organizzazioni presenti in modo capillare sul territorio, che dovranno ovviamente interagire con il sistema sanitario territoriale, i militari, la polizia, i carabinieri, la guardia di finanza. Soltanto questo sistema ha le risorse e le capacità logistiche e sanitarie per affrontare una campagna di questa dimensione”.

 “I pontefici del lockdown lo fanno normalmente dall’alto della loro condizione sociale privilegiata. Ci sono milioni di persone in estrema sofferenza, milioni di aziende che chiudono gettando nella disperazione famiglie che non hanno più reddito. Lo Stato interviene con sussidi parziali, che però non possono supplire alle innumerevoli esigenze quotidiane – ha spiegato – Cts usato da politica per giustificare scelte? Ci hanno provato e giudico questo atteggiamento in un’ottica di debolezza della politica. Una debolezza che ricerca nella dimensione scientifica soluzioni a problemi che sono e devono rimanere squisitamente politic”. Per Miozzo “finora le vaccinazioni sono state effettuate in luoghi protetti e destinate ad una popolazione ben individuata, sanitari e persone residenti nelle Rsa. Non posso immaginare cosa succederà quando dovremo andare a vaccinare persone non deambulanti, anziani che non hanno un pc per accreditarsi. Non mi pare di aver visto una banca dati nazionale, sento molta preoccupazione tra i medici di famiglia. Prevale infine una narrativa negativa, dove i no vax hanno facile sopravvento”.

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