Ma per The Economist, il nostro biglietto da visita è il modello Roma o Milano? Per sciatteria tra Gb e Italia la partita finisce 1-1

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di Stefania Piazzo – La copertina irriverente dell’Economist (ancora controllata da Agnelli-Elkan?, ndr) per paragonare il caos britannico, tra politica al macero ed economia sulle montagne russe, rilancia il tema di come siamo visti fuori dai confini.

Litigiosità, ingovernabilità, incapacità di spendere bene i fondi europei, il denaro pubblico…. Insomma, più che un Paese, una macchietta.

Il biglietto da visita è Roma o Milano? E’ la Roma Capitale o la Milano metropoli mitteleuropea?

E’ la macroregione che va da Torino a Venezia o quella che comprende la Calabria, la Campania, la Sicilia, l’Abruzzo, le Marche, le regioni tra le macerie del terremoto ancora da ricostruire e altre bellezze italiche che tanto fanno felici i cittadini che non sanno più a che santo votarsi?

Certo, ci sono troppi stereotipi nel dileggiare il nostro Paese. Lo ricorda bene l’ambasciatore d’Italia Londra, Inigo Lambertini. Lui afferma che “Leggere l’Economist è un piacere per ogni diplomatico”, ma “la vostra ultima copertina è ispirata ai più vecchi tra gli stereotipi”.

Infatti, “Sebbene spaghetti e pizza siano il cibo più ricercato al mondo, per la prossima copertina vi consigliamo di scegliere” tra “i nostri settori aerospaziale, biotecnologico, automobilistico o farmaceutico. Qualunque sarà la scelta, punterà un riflettore più accurato sull’Italia, anche tenendo conto della vostra non tanto segreta ammirazione per il nostro modello economico”.

Tutto perfetto, non fosse che di modelli economici e di territori che trainano per l’innovazione, crescendo in Pil nonostante il Covid, o per sanità esente da infiltrazioni tali da paralizzare il sistema, non se ne contano tanti su una mano. E non sono purtroppo geograficamente omogenei. Dobbiamo ringraziare una classe politica approssimativa e tutto meno che meritocratica. Tranne rare eccezioni ed eccellenze, che al Sud ci sono, e che sono l’unica speranza a partire da sindaci coraggiosi e intraprendenti, il resto è ancora lì che attraversa il deserto.

Forse, se ci fosse un po’ di sana epistocrazia, sia in chi fa le copertine un tanto al chilo e in chi governa chiedendo i ministeri che più fanno comodo, a casa nostra, si potrebbe fare di più. Per sciatteria io direi che la partita finisce 1-1.

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