L’UCRAINA HA PRESO IL POSTO DELL’ITALIA

6 Luglio 2024
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di Luigi Basso – La fine dell’Italia è sotto gli occhi di tutti. Ogni pezzo importante dell’apparato produttivo è stato venduto o dismesso. Manifattura, automobili, alimentare, agricoltura, distribuzione e commercio, reti infrastrutturali, rotte aeree,…. Non c’è più un asset di rilievo in mano a entità italiche.

Anche le funzioni pubbliche sono oggetto di dismissione: sanità, previdenza, assicurazioni, autostrade, risparmio, tutto è in dismissione dal 1992, dal Britannia, con la fine della prima Repubblica.

Persino la funzione primaria dello Stato, l’ordine pubblico e la vigilanza, è in via di cessione a gruppi privati. Tutto questo perché accade? Perché l’Italia chiude ora i battenti? Ogni Stato nasce e muore secondo logiche e linee uniche ed irripetibili. Ma ogni Stato nasce sempre in chiave di utilità per chi esercita l’egemonia (un gruppo sociale, un altro Stato o un altro gruppo di Stati) cioè perché ha una funzione, un utile per qualcuno.

L’Italia è nata per una utilità geopolitica di quelle che erano le superpotenze egemoniche dell’epoca, in primis l’impero britannico. Questa funzione andò in crisi durante la Seconda Guerra Mondiale, ma alla fine lo Stato Unitario ne uscì più forte per un colpo del destino: il confine tra le due Superpotenze egemoniche passava proprio dallo Stivale e, dunque, l’importanza geostrategica dell’Italia divenne enorme. A ciò, grazie ad alcune menti di eccelso livello, si unì il ruolo di mediazione con il mondo arabo.

Un po’, anche se ci sono oggettivamente delle diversità, come l’importanza geopolitica che ha assunto oggi l’Ucraina per due superpotenze attuali: non a caso oggi l’Ucraina è destinataria di centinaia di miliardi di dollari di aiuti, come l’Italia fu inondata dai soldi del Piano Marshall. Dalla caduta del Muro di Berlino l’Italia ha definitivamente perduto ogni funzione geopolitica e, di conseguenza, non ha più alcuna ragione di continuare ad esistere. Difatti la si smantella da tre decenni. Nessun gruppo, nessuno ha più interesse a tenerla in piedi.

La dissolvenza dello Stato Unitario Italiano è ormai irreversibile e ciò sta avvenendo nel caos. Un processo assimilabile alla balcanizzazione, osservato all’epoca della dissoluzione della Jugoslavia (più rapida della più lenta dissolvenza, termine che pare più appropriato per descrivere il caso italiano, quello di una lenta scomparsa).

I soggetti che oggi si candidano ad emergere dalla dissolvenza dello Stato Italiano sono molteplici e rispecchiano la originaria storica frammentazione per aree, una sorta di impronta genetica destinata a riemergere come un fiume carsico. In alcune zone di confine saranno gli Stati vicini ad esercitare la propria egemonia.

La criminalità organizzata, che regna già nella moderna Suburra, avrà in mano vaste aree. l’Islam è destinato a prevalere in molte periferie, Ras e signorotti locali già emergono in provincia, le più forti imprese private guidano i rispettivi distretti, nelle campagne si consolidano le comunità rurali alla ricerca della perduta identità, e così via.

Insomma, ogni pezzo della penisola seguirà una sua particolare traiettoria dettata dalle proprie caratteristiche sociali, economiche, demografiche, culturali, proprio come avvenne nel Medioevo, una volta dissoltosi l’Impero Romano.Si ché l’Italia tornerà a pieno titolo ad essere semplicemente un’espressione geografica.

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