LO STRANO PENSIERO UNICO NEOLIBERISTA A BRACCETTO COL SOVRANISMO ?

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di Fulvio Curioni – Il pensiero unico afferma che il mondo in cui viviamo è l’unico mondo possibile. Grazie alla libera concorrenza si ottengono efficienza e redditività, fino al punto in cui il valore economico diviene l’unica discriminante tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Pertanto, ciò che non ha senso economicamente va eliminato. Le leggi del mercato devono prevalere sul diritto delle persone in virtù dell’ideologia neoliberista dello stato minimo, secondo cui il mercato deve regolarsi senza l’intervento pubblico, seguendo la legge della domanda e dell’offerta.

E’ interessante notare come, già diversi anni addietro, Popper spiegava come una Repubblica, non solo non possa fare a meno di porre limitazioni alla libertà dei cittadini per ragioni morali, ma anche come sia inimmaginabile un mercato senza l’intervento statale. Oltre al fatto che un sistema economico non si può imporre dall’alto e un mercato libero non può esistere ove non vi sia gente con determinate idee economiche.

In “Liberalismo e Democrazia”. Il filosofo Norberto Bobbio ricordava: «Fra le richieste dei liberali, di uno Stato che governi meno possibile e quelle dei “democratici” di uno Stato in cui il governo sia il più possibile nelle mani dei cittadini si rispecchia» il contrasto fra due modi di intendere la libertà, che si è soliti chiamare libertà negativa e libertà positiva, e tra i quali si danno, secondo le concezioni storiche ma soprattutto secondo il posto che si occupa nella società, giudizi di valori opposti: solitamente coloro che stanno in alto preferiscono la prima, quelli che stanno in basso la seconda. Attraverso parole quali: economia, globalizzazione, liberalizzazioni, privatizzazioni, concorrenza, mercato, spread, laisses-faire, deregulation, morte delle ideologie e progresso si sta diffondendo l’ idea di una necessità inevitabile.

Dopo esser rimasto privo di alternative politiche ideologicamente forti, il neoliberismo, bollato dalla critica come “pensiero unico”, comincia ad affermare il mercato e la competitività al di sopra di ogni altro valore, un commercio libero e senza confini, la deregolamentazione sistematica di ogni attività sociale, e un ruolo dello Stato ridotto al minimo.

Il sovranismo, ovvero l’idea di poter contare restituendo agli stati i poteri ceduti alla finanza, è da noi la versione odierna del nazionalismo che scivola verso il razzismo ed è pienamente compatibile con la globalizzione del grande capitale. L’idea di una loro incompatibilità nasce probabilmente da un uso improprio del termine neoliberismo che lascia intendere come il sistema economico e sociale in cui siamo immersi sia regolato dal mercato e dal libero gioco della domanda e del’offerta.

Invece è governato da una lotta feroce per appropriarsi delle risorse della terra: una competizione nella quale il sostegno degli stati risulta essenziale, sia quando le poste in gioco sono le risorse materiali di un territorio- minerali, prodotti dell’agricoltura, terre, acqua, sia quando riguarda servizi pubblici, pensioni. Dopo il crollo del socialismo, dopo il fallimento di un esperimento storico che l’aveva assunta come fine ultimo, sembra inevitabile dover rinunciare a una promessa di riscatto di una società alternativa. Alla debolezza economica si associa anche l’impotenza politica. L’ineguaglianza a livello globale, l’esclusione sociale e l’emarginazione alimentano odio e conflitti globali.

Il fenomeno che molti chiamano globalizzazione ed altri postmodernità, in realtà costituiscono insieme un momento ben determinato del processo storico e, come in qualsiasi altro periodo storico funzionano in forma concertata diverse variabili, la cui visione sistemica è indispensabile per capire quello che sta accadendo. Dagli anni Ottanta il pensiero unico neoliberista dice che dobbiamo aumentare la pressione fiscale e tagliare la spesa pubblica. Un binomio consacrato dai governi europei votati a parametri economici capaci di mandare in default interi stati nazionali, la Grecia ad esempio. Aumentare le tasse legate al consumo come l’iva ad esempio ( bollette elettriche- gas- benzina- generi alimentari ) in una situazione attuale significa creare un effetto prociclico, ovvero che continua un ciclo negativo.

L’aumento della pressione fiscale fatto in modo diabolico giocando sul mantenere la medesima aliquota di tassazione riducendo le spese deducibili ed aumentando il reddito imponibile della produzione genera il tracollo delle piccole imprese e delle perdite di posti di lavoro a vantaggio delle corporate e grandi multinazionali . Ebbene la ricetta neoliberista , nell’Unione europea ha prodotto da trent’anni a questa parte un avanzo di bilancio statale primario , ovvero stiamo facendo più tasse di spesa pubblica, in parole povere il bilancio dello stato va in avanzo mentre quello delle piccole imprese, artigiani, commercianti, famiglie va in disavanzo, deficit, default. E’ una questione di vasi comunicanti, la Brexit ha prodotto all’Inghilterra una diminuzione della disoccupazione e molto altro ancora.

Questa Europa ha messo in luce una sola strategia, quella della moneta, relegando nel dimenticatoio l’integrazione del mondo del lavoro e del fisco. Il nostro paese nel dopoguerra è rinato e si è fatto grande mettendo al centro l’uomo del lavoro, dell’arte, della cultura e della sua storia. Il miracolo italiano con l’utilizzo della cara vecchia lira ha ceduto il passo all’abbruttimento italiano dell’euro, cancellando il modello di family businness, cioè di imprese italiane fatte e detenute da famiglie, cancellate dalle multinazionali. Credo questa possa essere di nuovo la strada da percorrere, per uscire insieme dal buco nero nel quale i nostri governanti e la politica in generale ci hanno cacciati.

Fulvio Curioni - Già dottore commercialista, oggi imprenditore agricolo
professionale.
Dal 2013 ad oggi revisore dei conti del Parco Adda Sud di Lodi. Laurea magistrale in Scienze Economiche.
Socio fondatore dell’associazione sindacale mediatori civili e commerciali e mediatori familiari Simed, socio fondatore della Associazione Culturale di Promozione sociale Adr Logos, con sede a Sant’Angelo Lodigiano (Lo).

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