L’ex premier Amato: “Questa destra non la cultura politica di Reagan né della Thatcher né di Major, con cui mi è capitato di lavorare”

2 Gennaio 2024
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 “Guardo all’anno nuovo con una buona dose di apprensione. Per la nostra destra populista che non riesce a non esserlo, per l’assenza di un’opposizione capace di contenerla, per la somma di fragilità” democratiche antiche e recenti che pesa sul nostro paese”. A dirlo, in un’intervista a Repubblica, l’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato che sottolinea: “Le democrazie possono finire senza tanto clamore, come è già successo anche di recente in Europa. E questa fine ha sempre un inizio”. Per Amato, “quella di Fratelli d’Italia e della Lega continuiamo a chiamarla destra, ma di sicuro non ha la cultura politica di Reagan né della Thatcher né di Major, con cui mi è capitato di lavorare. È un’altra cosa, che ha che fare con l’ideologia dell’ostilità e del rancore. Ed è ancora più complicato sradicarla”. Secondo Amato, “è percepita come un nemico anche la Corte Costituzionale, ossia il più alto organo di garanzia della Carta il cui compito è garantire anche i diritti di carcerati, migranti, omosessuali. Agli occhi degli elettori della destra populista le Corti finiscono per apparire espressione e garanzia di quelle minoranze che turbano il loro ordine ei loro valori”. “L’abbiamo visto in Ungheria e in Polonia – prosegue -: le prime a essere messe nella lista nera sono state le Corti europee, poi le Corti nazionali”. 

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