L’Europa tutta finanza e calcoli “aggiustati” è finita. Cambierà classe dirigente?

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di Luigi Basso – L’Unione Europea è tecnicamente finita.
Le classi dirigenti europee negli ultimi trent’anni hanno infatti accumulato una serie di errori catastrofici che oggi non lasciano più scampo.
Tali errori si possono dividere in due fasi e possiamo dire che sono il frutto dell’impostazione europea di matrice tipicamente tedesca che uscì da Maastricht.
La prima sequenza di errori ha riguardato proprio la fase di costruzione europea.


I fondatori della UE di Maastricht hanno pensato che le economie dei vari Paesi UE sarebbero divenute convergenti grazie all’applicazione rigida, fredda, teutonica appunto, dei famosissimi parametri: numeri, formule aritmetiche, algoritmi ai quali la realtà doveva piegarsi ed adeguarsi.
Le diversissime economie dei Paesi membri si sarebbero armonizzate semplicemente applicando le magiche formule dei burocrati europei.
Gli Stati membri non erano realtà storiche complesse, vive, fatte di popoli diversissimi ognuno con la propria millenaria storia.
No. I popoli europei erano pensati come popoli senza identità.
Paesi agricoli, industriali, manifatturieri, commerciali, paradisi finanziari e fiscali avrebbero iniziato a convergere centrando gli obiettivi aritmetici stabiliti da Bruxelles.
Tuttavia questa impostazione si è dimostrata ben presto una illusione.


Dopo la crisi del 2008 e quelle dei Paesi cosiddetti Piigs, quando cioè fu chiaro il fallimento del progetto di Unione Europea partorito a Maastricht nel 1992, si iniziò allora una seconda fase di errori, forse ancora più tragica: la negazione della realtà ed il mascheramento dei dati veri.
Poiché la realtà non si piegava alla gelida aritmetica dei burocrati, si sono modificati i criteri di calcolo della realtà in modo da far combaciare questa con le formule ed i famosi parametri.


Il PIL dei Paesi membri non aumentava come previsto?
Nessun problema, sarebbe bastato cambiare il criterio di calcolo del PIL aumentandolo di un bel 10% con il pretesto di conteggiare l’economia sommersa.
Che male c’è ?, si dirà, in fin dei conti è giusto conteggiare l’economia sommersa: tuttavia, per avere un giusto confronto col passato sarebbe stato necessario aumentare il PIL degli anni ’80 e ’90 almeno di un 20%, visto che l’economia sommersa era senz’altro più corposa all’epoca che non oggi.
Il paragone tra i vari decenni sarebbe stato però impietoso.
I dati sui disoccupati non andavano come previsto? Tranquilli, bastava cambiare i criteri di calcolo dei disoccupati e tutto si sarebbe aggiustato.
L’inflazione non tornava secondo le previsioni ? Nessun dramma, bastava cambiare il paniere dei beni sui quali calcolare il costo della vita.
L’Ue ha visto un crollo demografico? Ma non è un problema: importiamo qualche milione di extracomunitari giovani e tutto andrà a posto.
L’applicazione del materialismo tipicamente tedesco ha portato l’Europa sull’abisso.
Ora siamo arrivati alla terza fase.
Quella in cui neppure il taroccamento dei dati serve a nascondere la verità.
Cosa accadrà?
Con questa classe dirigente, e finché ci sarà questa classe dirigente, non accadrà probabilmente nulla.

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