L’ennesima crisi, e l’ennesimo rinvio dell’autonomia. Tanto, a Roma cosa importa?

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di Gigi Cabrino – Il primo vincitore nel teatrino che la politica nazionale tenuta in ballo dal terrore dei parlamentari pentastellati di non essere rieletti- meglio che se ne facciano una ragione, da 340 al prossimo giro nella migliore delle ipotesi saranno una cinquantina ad essere generosi- c’è e non ci sono dubbi: è il partito centralista parassitario, trasversale ai gruppi parlamentari e di potere romanocentrici.

Le turbolenze della maggioranza parlamentare, al di là di come finirà la storia, che in molti faticano a comprendere, faranno passare in secondo, terzo, quarto piano e oltre i lavori intrapresi dal governo con le regioni del Nord che hanno richiesto maggiore autonomia: Lombardia e Veneto coi referendum, Emilia Romagna e Piemonte con provvedimento delle amministrazioni regionali. Tutto andrà in soffitta perché l’urgenza adesso è placare i mal di pancia dei cinque stelle e arrivare in un modo o nell’altro a fine legislatura, di autonomia non si parlerà più, sia se resterà Draghi perché le urgenze saranno altre , sia se cambierà governo o addirittura si andrà al voto perché ci sarebbe da riprendere tutto da capo.
Comunque andrà a finire i nemici dell’autonomia ( ma molto affezionati al residuo fiscale delle regioni del Nord) hanno vinto.

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