L’autonomia e il suo tortuoso percorso. Che non appassiona

4 Febbraio 2023
Lettura 1 min

di Giovanni Robusti – Non so voi, ma io non riesco ad appassionarmi a questa ipotetica autonomia. Per dargli il valore di novità la chiamano differenziata. Di fatto resta una “O” fatta con il bicchiere all’interno della quale c’è il nulla. Non c’è copertura di spesa. Ma come si fa?!

Non voglio fare il saputello, tutt’altro. Semplicemente non ritengo che questa strada quella percorribile per ottenere una vera autonomia. Se l’obbiettivo resta la Padania in Europa credo che la strada non passi così da Roma.

Se viceversa l’obbiettivo sottaciuto è quello di un rafforzamento della autonomia regionale resto sempre dell’idea che nemmeno quella strada passi da Roma. Come si può pensare che chi deve cedere potere alle Regioni, sia così disponibile a “tagliarsi le mani”? Senza contare che abbiamo delle regioni al Nord che nei fatti non si sono mai sforzate poi più di tanto nel darsi una autonomia.

Prendiamo ad esempio l’agricoltura. Solo perché conosco meglio il settore. Per un paio di mandati abbiamo avuto almeno 3 assessori regionali della Lega, quella Nord. Coordinamento inesistente. Non si è riusciti nemmeno ad essere autonomi nella gestione dei rapporti finanziari con l’Europa. La cassa resta sempre a Roma. Bruxelles paga Roma. Eppure nel resto dell’Unione sono autonome anche per cassa molte realtà regionali.

La strada giusta per me, anche se mi rendo conto di essere solitario, congiunge direttamente Aosta, Milano, Torino, Venezia, Bologna, Genova, Trieste etc a Bruxelles. Così come lo sono le strade da Barcellona, Edimburgo, Monaco e via dicendo.

Senza trascurare gli incroci tra Milano e Barcellona. Tra Torino e Edimburgo. E via dicendo tra tutti gli altri innumerevoli incroci che sempre escludono le capitali nazionali.

Perché, l’autonomia vera si realizza solo se si superano gli Stati nazionali. Non è possibile che il potere assegnato alle capitali europee possa venire ceduto verso l’alto all’Unione Europea e verso il basso alle Regioni o autonomie locali senza che le capitali nazionali europee si trovino svuotate e quindi senza ragion d’essere. E chi oggi ha quel potere lo ha capito benissimo. Non può stare assieme il “prima gli italiani” con il “prima la Padania” o il Nord. E vale per tutti. Baschi, Scozzesi, Catalani, Sassoni, Valloni, Bavaresi e via dicendo.

Senza contare che questa variopinta maggioranza italiota, pretenda che la strada per l’autonomia vada di pari passo con la riforma presidenzialista. Percorso che non finirà mai. Dovrà passare da un referendum confermativo. E la storia anche recente ha dimostrato che referendum confermativi sulla riforma della prima parte della Costituzione non passano.

E poi. Quando mai il centro e il sud voterà qualcosa che gli faccia perdere anche solo di vista lo status quo?

Purtroppo la politica oggi si fa ad annunci e proclami. E sin quando la gente che vota ci crede … hanno ragione loro!

IL GIORNALE

Direttrice: Stefania Piazzo
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