La sinistra in crisi. Lo spazio vuoto chi lo occuperà?

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di Giovanni Robusti – Siamo un paese da tifo calcistico. La politica viene vissuta alla stessa stregua. Chi ha una cultura di sinistra non si sforza di capire chi non la pensa alla stessa maniera. Idem, se non peggio, da destra. Le ali estreme dei due schieramenti sono persino giunte a mettere a ferro e fuoco, molto fuoco, il paese. Tutto ha retto su quel ammortizzatore che era la DC e quindi la chiesa cattolica romana. Purtroppo, o per fortuna per alcuni versi, quel cuscinetto si è afflosciato. Quello spazio politico hanno cercato di occuparlo in tanti, inutilmente.

Questo è un paese che premia l’opposizione. Chi governa progressivamente perde consensi sino ad essere espulso dalla camera dei bottoni. Segno di democrazia reale? Segno dei tempi che scorrono più velocemente? Non lo so. Di certo segno di incapacità a prendere una strada e percorrerla sino in fondo. Si premiano le promesse ma non si ha la capacità di valutare i risultati. Quelli possibili, non le chimere.

La concezione della società che sostiene la destra, rispetto alla sinistra, è alternativa. Quindi divergente. Il concetto di distribuzione della ricchezza, dell’accesso al lavoro, alla sanità, del sociale sono ben diversi. Da una parte si premia la “carta” dell’appartenenza, della condivisione. Dall’altra … la carta di credito.

Non sono i vertici che cercano di allinearsi alla base. È la base che cerca, di volta in volta, chi possa avvicinarsi alla propria convinzione di società civile. Non sarebbe altrimenti spiegabile come nei sondaggi si possa passare dal 30 al 15 % in poco tempo. E viceversa. Alla base che si aspetta coerenza sui valori che accumunano le persone, si contrappone un vertice che cerca una effimera posizione di potere. Potere che non c’è più. Lo abbiamo ceduto all’Unione Europea. Lo abbiamo perso sull’altare della finanza che ci tiene tutti per le …. Con un debito come quello che abbiamo. Siamo condizionati da quel debito, nelle scelte. Altri le fanno per noi, con la pistola puntata. Berlusconi-Tremonti docet. Rispondere a quelle sfide non basta un tecnico.

Non basta Draghi. Draghi va benissimo per gestire la pandemia, per mettere le carte in ordine per ricevere 200 miliardi di nuovo debito. Ma poi, come spenderlo quel debito ci vuole, volenti o nolenti, la politica. È sui valori che vengono fatte le scelte. Decidere di fare un asilo nido anziché 1 km si autostrada non dipende da Draghi. Conservare i carrozzoni come ILVA e Alitalia, anziché avere in primo piano il futuro di quei lavoratori cestinando i contenitori, non basta Giorgetti. Dipende da come si concepisce la società, la convivenza, il futuro.

La sinistra è entrata in crisi perché i suoi vertici, ricevuta la delega dalla base, sono andati per la loro strada. È un atteggiamento normale per la destra dove si premia l’uomo solo al comando. Non lo può essere per la sinistra. Geneticamente. Ma i vertici, da sempre e ancora oggi, non lo capiscono.

Si dice che in politica i vuoti prima o poi si riempiono. I 5Stelle hanno riempito un vuoto che c’era a sinistra per le ragioni di cui sopra. Berlusconi-Bossi riempirono il vuoto della DC. I 5S si sono allineati alla gestione di quel consenso che aveva fatto il PD e stanno perdendo consenso. Berlusconi si allineò alla ex gestione democristiana e ha perso consenso. Ma ancora non lo capiscono, entrambi. Il vuoto al centro? Non c’è. Perché sommare le sigle e i resti, non vuol dir sommare i voti.

E la sinistra? Non ha molte alternative. Con questa legge elettorale, che questa ammucchiata non riuscirà a cambiare in tempo, dovrà per forza fare coalizione. Fare coalizione con il manuale Cencelli, che oggi è l’unico manuale che usano da quelle parti, non porta lontano. Soprattutto, se devo rincorrere. In una coalizione, per Sua natura, c’è sempre un uomo forte. Diversamente non sarebbe coalizione. Non metti insieme partiti che sono già al loro interno la sommatoria di distinguo, senza avere una figura dominante. E loro non ce l’hanno. Con una coalizione che sembra sempre più un’armata Brancaleone la sinistra non fa altro che ingrassare, nei sondaggi, Salvini e la Meloni. E credo che nemmeno i beneficiari se ne rendano conto. Se è vero che per anni Prodi ha governato perché la Lega di Bossi era dissociata da Berlusconi. Adesso al contrario Salvini & C prospera, sempre nei sondaggi, perché la sinistra non si sa più che cosa sia.

Nella corsa al 2022/3 si stanno sgomitando e spingendo furi strada l’un l’altro. Lo ha capito bene Zingaretti. Che ha fatto la scelta giusta per non farsi arrostire sulla graticola di una sinistra scollata dalla Sua base. Base che non mancherà di far pagare il conto a qualcuno. Basta aspettare, altro non si può fare. Per fortuna che il timone della barca c’è un tecnico, un generale dell’esercito e qualche (pochi) manager. Gente che parla poco, speriamo, lavori. Diversamente, se fossero sempre davanti a una telecamera, sarebbero “politici moderni” che a parlare e promettere, non hanno rivali.

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