La lettera – Moratti? Purché colpisca il bersaglio

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Alla c.a. Direttore Stefania Piazzo – La Nuova Padania

Ho letto con particolare interesse i commenti di Roberto Gremmo sia sulle radici del federalismo (https://www.lanuovapadania.it/cultura/il-cisalpino-di-zerbi-le-prime-radici-del-federalismo-nascono-a-como-nel-1945-con-miglio-gia-lidea-di-un-cantone-macroregione-del-nord/) che sulle affermazioni della Moratti sulla “regione-Stato” (https://www.lanuovapadania.it/photography/anche-moratti-legge-la-nuova-padania-la-lombardia-e-una-regione-stato-autonomia-e-percorso-importante)/. Premetto i miei interventi hanno un solo scopo: proporre, con la dovuta modestia, elementi per un ampio dibattito pubblico, aperto a tutti, per arrivare alla Padania. Nessun contrasto o contrapposizione. Nel primo commento Gremmo accenna alla matrice ideologica di Guido Fanti.

Era comunista? In questo ambito credo non sia molto rilevante. Non conosco quali fossero i suoi reali intenti di Guido Fanti nel proporre la Padania. Un progetto egemonico comunista? Forse. Eppure, includeva anche il Veneto ultrademocristiano. Per me, Guido Fanti assume un rilievo particolare nella storia della “questione padana” perché ha introdotto nel dibattito pubblico parole chiave come “Padania”, “super-regione”, “lega del Po”, “alleanza delle regioni padane”. Con un tipico metodo di sincretismo barbarico, mi permetto di inventare un motto longobardo-confuciano: “Non importa da dove sia stata scagliata la freccia, quando colpisce il bersaglio”.

Le discussioni e le analisi nei circoli culturali sono certamente fondamentali per studiare ed elaborare nuovi progetti ed idee ma ben altra questione è la divulgazione alle masse di una idea politica. In questo, caso le “fette” devono essere tagliate un po’ più grosse. Semplificare senza cadere nel semplicismo. Ed emozionare, secondo la lezione fondamentale di Drew Westen (“La mente politica”, 2008). E’ sicuramente interessante discutere di radici, tradizioni identitarie e di cantoni svizzeri anche se, a mio parere, spesso un po’ troppo idealizzati.

Sono anch’io un identitario. Tuttavia, devo necessariamente rilevare che Milano, anche se è stata fondata da Belloveso, è da un po’ di tempo che non è più abitata dai Celti e che Venezia, per mille anni gloriosa capitale di una libera Repubblica, ormai, nella percezione comune, è considerata poco più che un parco a tema. Certo, con due Presidenti di Regione “leghisti storici” mi sarei aspettato almeno una legge regionale per introdurre nelle scuole lo studio della storia e delle lingue locali. 

La Padania di oggi è una realtà relativamente omogenea ma nello stesso tempo complessa e differenziata. Per questo, preferisco il modello tedesco. Le analisi pragmatiche di quegli amministratori locali del “cuore nuovo della Padania” (Alessandria, Pavia, Piacenza) riunitisi in un incontro organizzato dal quotidiano La Stampa nel maggio del 1969, e, soprattutto, la chiara proposta di Guido Fanti nel 1975, li considero i primi veri e propri ATTI POLITICI per tradurre in pratica l’ideale padano. 

Per quanto riguarda la Moratti e il suo accenno alla “regione-Stato”, il fatto più rilevante è che questa parola chiave sia stata introdotta nel dibattito pubblico. Ammetto che non riesco a ricomprendere la Moratti nel mio orizzonte politico. E’ da molto tempo che ho smesso di illudermi. Ma nel mondo dei paradossi della politica devo comunque mantenere fede al mio motto della freccia. Purché colpisca il bersaglio. Cordiali saluti

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