La destra e le due Europe. E l’errore colossale di Calenda

12 Giugno 2024
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di Stefania Piazzo – Quando si dice che le destre avanzano un Europa si dice una mezza verità. Perché dal voto dell’8 e 9 giugno esce un consenso strabico. Nel Nord Europa e nei Paesi dell’Est le destre non si sono affermate, anzi. In Polonia, ad esempio, dove la destra di Pis è arretrata. In Ungheria, ad esempio, dove Orban ha perso il 7%. In Slovacchia, ad esempio, dove tre mesi fa le destre cantavano vittoria e oggi perdono voti. In Olanda, ad esempio, dove sei mesi fa cantavano vittoria alle elezioni ma ora sono ferme al palo.

Un tanto al chilo si può dire che la Russia alle porte impone di scegliere se orientarsi verso Mosca o attaccarsi piuttosto all’Europa?

Una inversione di tendenza c’è stata ma nel cuore dell’Europa la storia è andata diversamente e con diverse prospettive. Il voto di Germania e Francia è un dato preoccupante. In Francia però arriva da un voto storico di 25 anni del Fronte nazionale di Le Pen.

in Germania il fenomeno è invece relativamente recente, con la differenza che la disaffezione al voto liberale e popolare viene in particolare dai lander ex Ddr, dove è stato vissuto il trauma dell’unificazione e al problema della disuguaglianza sociale. La loro immigrazione in particolare oggi è quella che arriva dall’est. In più, il voto alla destra radicale, elemento più preoccupante, arriva dai giovani, che hanno votato già a 16 anni. La Germania aveva sempre tenuto botta. E ora?

In Europa per ora tengono i popolari, i socialdemocratici. E i liberali? Proprio questi ultimi avrebbero potuto essere più numerosi se non ci fosse stato il suicidio politico di Calenda. I due partiti più liberali, Azione e Renzi con Stati Uniti d’Europa, avrebbero potuto arrivare a 8 eletti. Nessuno dei due ha avuto il quorum. Calenda ha voluto andare per la sua strada, per una impuntatura. Bene. Col risultato che i voti dei partiti che non fanno il quorum vengono spalmati su quelli che il quorum l’hanno fatto. Così di quegli 8 parlamentari, 3 magari andranno a Meloni, 2 al Pd e a scalare ad altri. In più, Calenda è passato da i 2,1 milioni di voti di un anno e mezzo fa a 700mila voti. Dire incredibile, è poco. Per cosa, poi?

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Direttrice: Stefania Piazzo
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