La Cina “preoccupata” per la guerra ma anche per la reputazione se sta troppo vicina a Putin

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La Cina è “profondamente preoccupata per la sconvolgente situazione in Ucraina” e “sostiene e incoraggia tutti gli sforzi che conducono a una soluzione pacifica della crisi”. Pechino è tornata oggi a parlare della guerra e lo ha fatto attraverso il premier cinese Li Keqiang, che ha tenuto una conferenza stampa nella quale si è di fatto congedato, facendo riferimento al suo “ultimo anno” da capo del governo. “Il dovere pressante adesso è di impedire un’escalation delle tensioni o che finiscano fuori controllo”, ha detto Li al termine della sessione annuale dell’Assemblea nazionale del popolo, esortando a esercitare “massima moderazione” sull’Ucraina e tornando a condannare le sanzioni contro la Russia, che “saranno dannose per tutti”. Ancora un esercizio di equilibrismo da parte della leadership di Pechino, che continua a essere sollecitata da più parti perché usi la sua “amicizia solida come la roccia” con la Russia di Vladimir Putin per mediare un accordo con Kiev. Ma “è difficile che la Cina intervenga pesantemente per torcere il braccio al leader del Cremlino”, dicono all’Adnkronos osservatori occidentali a Pechino, che non credono alla possibilità che “la Cina si metta da sola a cambiare il corso del fiume”. 

 Potrebbe adoperarsi di più nel contesto di una mediazione internazionale, come emerso nei giorni scorsi dopo la telefonata tra il leader cinese Xi Jinping, che per la prima volta ha usato il termine “guerra” per definire l’operazione militare di Putin in Ucraina, e il presidente francese Emmanuel Macron ed il cancelliere tedesco Olaf Scholz. Nella consapevolezza di avere, in quanto grande potenza, “oneri e onori” di fronte alla comunità internazionale. Resta il fatto che, secondo quanto sostenuto dal capo della Cia Williams Burns, Xi è rimasto “turbato” da alcune delle conseguenze dell’invasione, della quale non sarebbe stato informato almeno nella sua attuale portata. La Cina, a detta di molti osservatori, non si aspettava una reazione così unita da parte dell’Europa, la forte intesa tra Europa e Stati Uniti e che l’area del dollaro sarebbe rimasta ancora così forte. Tra l’altro il Dragone si trova in pieno anno elettorale – in autunno vanno a scadenza 24 dei 25 membri del Politburo del Partito comunista cinese e il 25mo, il presidente Xi, corre per un inedito terzo mandato – e deve comunque tenere conto di un’opinione pubblica che, per quanto considerata tendenzialmente filorussa, nell’ottica forse un po’ semplicistica di uno scontro tra Mosca e Washington, avverte la guerra in Ucraina come qualcosa di lontano. 

 Dunque, vicinanza alla Russia in quanto partner strategico di grande importanza – e ancora di più potrebbe esserlo nei prossimi anni quando la Cina sostituirà l’Occidente che ha accelerato la decisione strategica di dipendere sempre meno dal gas e dal petrolio di Mosca – ma consapevolezza di avere “una capacità di influenza molto relativa”. Senza contare che in questa fase, oltre a essere preoccupata per il “danno reputazionale che la Cina subisce venendo associata alla brutalità dell’aggressione russa in Ucraina”, come sostenuto dalla Cia, la leadership di Pechino ha paura delle cosiddette sanzioni secondarie, che già le costarono miliardi quando tentò di aggirare quelle contro l’Iran. E infatti, secondo gli osservatori, “non ci sarà la mano tesa di Pechino a Mosca: i russi stanno cercando di farsi prestare i soldi dai cinesi” anche per evitare il default ma al momento i cordoni della borsa restano chiusi. 

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