La Cina è davvero l’impero del Male?

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di Sergio Bianchini – E’ molto istruttivo e semplice leggere in internet “Global Times” che elenca il punto di vista cinese sulle vicende internazionali. Ed utilissimo il confronto con l’atteggiamento dei nostri media tutti allineati ad una visione malevola verso la Cina. Una visione però poco argomentata e che dà per scontate falsità e maliziosità nelle posizioni cinesi.

Tipico è il discorso sulla distribuzione del vaccino cinese ai paesi poveri. Questa è una scelta molto utile sia ai paesi poveri che al mondo intero perché impedisce una evidente e immorale priorità ai paesi ricchi che sarebbe ingiusta e fonte di rancori. Ma, si dice da noi, la Cina non agisce per amore o altruismo bensì per conquistare l’egemonia politica su questi paesi. Ebbene, perché i paesi ricchi non fanno altrettanto? Anzi, la scelta di un vaccino che viaggia a -70° è proprio indirizzata nel verso opposto della solidarietà internazionale.

Nel giro di due anni la conflittualità scatenata dagli USA contro la Cina è cresciuta esponenzialmente. Ma la risposta è calma e fortissima.
In primo luogo si vede un miracoloso incremento ulteriore della crescita economica. La Cina, unica al mondo vede anche nel 2020 un incremento del 2,5 per cento del PIL contro una caduta mondiale di circa il 7%.

In secondo luogo le prese di posizione pubbliche contro la campagna anticinese degli USA e dei loro media vengono ormai puntualmente confutate con ampie argomentazioni. Ciò che stupisce è proprio la tranquilla determinazione delle risposte Cinesi contrapposta alla maligna e nervosa ostilità “occidentale”. La tranquilla determinazione è giunta, oltre che al livello diplomatico, anche al livello storico filosofico.

In un articolo recente si tenta anche una spiegazione di come mai, spurgato dalla malizia interessata, l’occidente non riesca a capire la Cina.

L’occidente sembra a loro intriso di uno schematismo che analizza la realtà con costanti bipolarismi in cui i due termini sono in conflitto antagonistico.

Cito l’articolo allegato: ”Spesso usano un “tipo ideale” o una “dicotomia” per trattare le differenze istituzionali tra Oriente e Occidente, come democrazia e autocrazia, libertà e schiavitù, modernità e tradizione, ecc., Cioè costruiscono la loro teorie proprie con due concetti opposti. Pertanto, guidato da questo pensiero, è naturale che l’Occidente si consideri una democrazia e l’Oriente come un’autocrazia. Vedere sè stessi come bianchi, quindi gli altri sono neri.

Ma è così nel mondo reale? Ovviamente no. In realtà, è difficile trovare un “tipo ideale” di democrazia, o un “tipo ideale” di autocrazia proposto dagli studiosi occidentali. Non c’è né democrazia assoluta né autocrazia assoluta. Tra il bianco e il nero, ci sono molti colori. È difficile per i cinesi accettare tale “dicotomia”, poiché prestiamo maggiore attenzione alla moderazione e all’equilibrio.

Il secondo problema con questo pensiero è che è una prospettiva statica che ignora i cambiamenti. Una visione dominante in Occidente è che la Cina è stata per molto tempo nell'”assolutismo orientale” e non si sarebbe evoluta, credendo che la Cina abbia solo un ciclo di ascesa e caduta dinastica e non abbia una storia di evoluzione. Questo è in realtà il malinteso dell’Occidente sulla storia cinese….”
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Un chiaro esempio del blocco intellettuale dell’occidente si osserva nella mancanza di analisi dello sviluppo continuo e impetuoso ormai quarantennale dell’economia cinese.

A parte la  paura della concorrenza economica ci dovrebbe essere qualche tentativo di spiegare un fenomeno grandioso che incide sull’intero quadro mondiale e che sta modificando la situazione della povertà nel mondo mille volte di più della carità urlata dei paesi ricchi. 

Il nostro vecchio socialismo non decantava la gloria del LAVORO contro la miseria del CAPITALE? La genialità cinese sta forse nell’essere riusciti a coniugare la potenza del lavoro con quella del capitale sotto la regia dello stato.

Nel secondo articolo allegato si confuta una visione secondo cui la Cina, abbandonato il socialismo abbia costruito un sistema a capitalismo di stato soffocando un libero mercato citato solo furbescamente. La risposta espone 5 argomentazioni:

“-In primo luogo, l’economia privata cinese rappresenta il 60% dell’intera economia e il paese non aveva praticamente un’economia non pubblica alla fine degli anni ’70, quando furono avviate le riforme. Ciò non sarebbe accaduto se il paese avesse adottato monopoli di stato e protezione nazionale. 

-In secondo luogo, le politiche industriali cinesi sono state ampiamente in linea con le riforme orientate al mercato. Alla fine degli anni ’70, il paese ha incoraggiato lo sviluppo dell’industria leggera aprendo rapidamente le importazioni di articoli di consumo che vanno da televisori e lavatrici ad auto e camion……. 
-Terzo, ciò che le imprese statali (SOE) hanno ricevuto dal governo sono nel complesso sussidi negativi. Gli oneri fiscali delle SOE sono in media circa il doppio di quelli delle imprese private ………

-In quarto luogo, gli affari finanziari delle banche e delle SOE sono del tutto indipendenti e anche le banche con grandi partecipazioni statali difficilmente trasferiranno interessi alle SOE. 

-In quinto luogo, secondo Guo, la competitività dei prodotti cinesi non è dovuta alla riduzione dei diritti dei lavoratori e negli ultimi dieci anni i lavoratori cinesi hanno assistito a una rapida crescita dei loro redditi, con i lavoratori migranti che hanno quasi raddoppiato i loro livelli di reddito….

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