La casa nel bosco e la necessità di omologare tutto. Per il bene di…?

2 Dicembre 2025
Lettura 1 min

di Giuseppe Olivieri –  L’amore per i figli può tutto: la rinuncia alla propria libertà, ai propri principi, alle scelte di vita.
 In attesa di vedere il proprio casolare “ristrutturato”, la famiglia del bosco avrà un’abitazione provvisoria  donata da un ristoratore che ha trascorso lì la sua infanzia nello stesso modo in cui questa famiglia ha scelto di vivere: non è semplice carità, ma “lo specchio di ciò che eravamo e di ciò che potremmo essere”.


 Accanto alla solidarietà di molti, rimane il principio pubblico per cui un cesso vale più di un padre e una madre, e l’astio nei confronti di una famiglia “diversa” da parte dei “leoni da tastiera”.

“Gran furbi”, “Ma allora i bimbi di Gaza?”, “Io pago il mutuo e questi hanno la casa gratis”, “Questi sciroccati”, “Questi svalvolati”.

I giudizi che emergono dai social arrivano magari da quelli che giudicano, senza aver letto nemmeno una riga dell’ordinanza del Tribunale dei Minorenni. Da quelli che magari poi condannano il bullismo nelle scuole. Da quelli che magari poi parlano di “inclusione”. Da quelli che magari… “viva la pace nell’universo” o “love is love”.


 Alla fine le accuse della “socialità” negata ai bambini, hanno condizionato “la famiglia del bosco” e gran parte dell’opinione pubblica.
 Non ci si deve illudere che questa vicenda serva da monito per le prossime generazioni. Non ci si deve illudere che tutto ciò possa alimentare una legittima diffidenza verso questo Stato. Non dobbiamo pensare che da domani verranno demolite il 40% delle case nel sud Italia, cioè quelle abusive, né che da domani il 50% delle scuole statali italiche saranno chiuse per precauzione, in attesa di metterle a norma.


 Ci deve però pervardere la speranza che si impari concretamente ad esaltare e rispettare le differenze; che si superi la necessità di omologare tutto; che il trauma provocato ai “bambini del bosco” possa essere lenito presto dal tempo.

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