La caduta di Zinga e la mossa del cavallo. Come Renzi rottama e riporta il Centro

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di Fulvio Curioni – “Il cavallo è l’unico pezzo del gioco che può scavalcare gli altri..” (A. Karpov, il manuale degli scacchi)

La rinuncia di Zingaretti a restare segretario di un partito, quello democratico, appare come una mossa del cavallo ovvero, la strategia di azzoppare il malumore interno al partito e contemporaneamente guardare avanti, a quello che sta accadendo sulla scacchiera politica nostrana di casa nostra. Tutto ebbe inizio da Renzi, quel bischero toscano, tradotto “tre volte bono vol di’ bischero” ovvero (se si è troppo buoni si passa regolarmente per cretini) capace di rottamare un palinsesto politico poliedrico da giallo verde a giallo rosso creando i presupposti per una formazione politica istrionica, ma con un comun denominatore: la vecchia balena bianca.

Il dado è tratto ed ecco che il disegno di Renzi il restauratore prende poco alla volta piede, quel sogno del grande centro, fautore dei nostri cinquantennali fallimenti economici e sociali, torna di moda tentando con la mossa del cavallo di liberarsi della dizione di centro-destra o centro-sinistra e risvegliando i furbetti della politica a ricreare il centro e basta.

Gaber diceva in una sua canzone di non sapere dov’è la destra e dov’è la sinistra, antichi miti inconcepibili nella odierna storia del paese ed ecco, come d’incanto, accanto a Renzi, quel bischero presentarsi sulla scacchiera politica nostrana Giuseppe Conte, proprio lui, il nuovo adone nascente, benedetto da ambienti ecclesiastici, ma soprattutto dal guru dei cinque stelle, pronto a capitalizzare il suo ruolo da ex leader, ampliando cosi’ questa nuova balena bianca, un contenitore del buonismo, del patriottismo, dell’europeismo, della filosofia green.

Renzi, Conte, e non poteva sfuggire l’opportunità a parecchie anime interne al partito democratico di trovare pure loro, un posto a questa tavola, cosi’ imbandita e pronta per l’uso, visto che con Draghi occorre velocizzare le scelte politiche per non perdere treni ricchi di recovery fund prossimamente in arrivo nella nostra stazione italiana. I biglietti quindi andranno a ruba nei prossimi giorni e settimane, ed una prenotazione speciale credo sia riservata a Zingaretti, pronto a salire su questo treno libero da retaggi di partito e nobile, se cosi’ si può scrivere, di quella generosità alla rinuncia, visto che ha gestito un partito ed una regione contemporaneamente, lucido nell’abbandonare il partito dove ha mangiato fino ad ieri, al suo confuso destino.

Ultimo flash su Lorenzo Guerini, il socio di maggioranza all’ interno del partito, appellato l’Arnaldo Forlani per le sue capacità mediative nel tessere le tele, amico da sempre di Matteo Renzi e credo l’unica persona in grado di prendere in mano la matassa del partito, con il fine di sugellare una sacra alleanza al centro, insieme agli altri convitati a tavola. Visto che, l’opposizione e l’estremismo pare non interessino al corpo elettorale sia italico quanto europeo, non ci resta che dileggiarci su fantasie di futuri scenari politici, future maggioranze ancor più bulgare a supporto di Draghi, oppure turarsi il naso in attesa di federalismi tardi a venire.

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