La battaglia (geo)politica per il Nord, per la Padania, almeno per ora, è giunta al capolinea?   

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di Cuore Verde – Alle ultime elezioni politiche la Lega di Salvini, in termini di consenso, è andata incontro ad un clamoroso insuccesso passando dal 17,37% del 2018 all’8,77% del 2022. Risultato ancor più negativo se raffrontato al 34,26% delle elezioni europee.

La situazione sembrava aver aperto finalmente inaspettati spiragli e fronti dialettici per la “questione padana”, da troppo tempo sopita e dimenticata. Anche nella prospettiva delle prossime elezioni amministrative nella regione “italiana” più importante, la Lombardia. Il convegno di Biassono, senza pur addivenire a proposte concrete, sembrava aver riacceso lo spirito più profondo degli indomiti padanisti.

E poi il “Comitato Nord” di Bossi, una “corrente interna” della Lega di Salvini che, secondo le alternanti notizie, avrebbe tentato di proporsi come lista autonoma di sostegno al candidato del centro-destra, Fontana, per rimarcare la rappresentanza politica del “Nord”.

Ora, a parte il riposizionamento di alcuni esponenti politici presso la lista Moratti, in virtù di vaghe “simpatie” dalla stessa dichiarate, nella fasi pre-elettorali, ma da verificare nei programmi, per concetti quali “città-stato” e stato-regione”, e la sostanziale ritirata su tutti i fronti del Comitato Nord, la questione padana non sembra trovare, allo stato attuale, altri sbocchi a livello politico e mediatico.

La questione padana non è una questione politica, bensì geopolitica. Se si pensa di affrontarla solo con il “partito autonomista” o con prese di posizione individuali, non si andrà mai da nessuna parte. E’ anche una questione culturale. La Padania, in questo senso, tramite i suoi esponenti politici, non dimostra alcun “pensiero strategico”.

Occorre una vera “Kulturkampf” che superi tutte le tattiche a corto raggio e che si impadronisca delle parole chiave più potenti introducendole nel dibattito pubblico. “Di solito, chi ha occupato per primo il campo di battaglia e attende il nemico, è riposato; chi invece arriva più tardi e si impegna all’ultimo momento nella battaglia, è affaticato.” (Sun-Tzu, L’arte della Guerra).

I “campi di battaglia” possono essere vari: letteratura, musica, arte, giornalismo, social network ecc.. Mentre i due presidenti di regione “leghisti storici”, nelle loro interviste ci spiegano che l’autonomia, secondo loro, certamente verrà con questo governo, seppur a trazione romano-centrica dei Fratelli d’Italia, mi chiedo sempre perché, in tutti questi anni, gli stessi non abbiamo mai approvato una legge regionale che introduca, nelle scuole della Lombardia e del Veneto, lo studio della storia e della lingua locali. La conoscenza per risvegliare la coscienza autonomista. E la forza di questo risveglio non risiede certo nella angusta visione “economicista”.

A forza di continuare a parlare di autonomia solo in termini di “residuo fiscale”, “tasse” e “fatturato”, i cittadini padani, alla fine, molto banalmente, hanno votato per la “presidenzialista” Meloni. Se per Metternich l’Italia era “un’espressione geografica”, la Padania  rischia  invece di essere considerata poco più che “un’espressione economica”. Un distretto industriale. Per quello che mi riguarda, come ho sempre fatto in questi anni,  continuerò la mia “battaglia culturale”. Tutto questo significa che la battaglia (geo)politica per il Nord, per la Padania, almeno per ora, è giunta al capolinea?   

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