Italia, il Paese delle politiche incompiute

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di Fulvio Curioni – Leggere di evasione da parte della federazione italiana gioco calcio che non pagherebbe imu da dieci anni a Coverciano, il paradiso del calcio nostrano, otto ettari di terreni, sei campi da calcio, due da tennis, palestra, piscina, auditorium e museo, hotel e ristorante e tanto altro ancora, mi porta alla mente quando il mio paese parecchi decenni fa, vinse il primo premio quale “riciclone”, citta’ capace di riciclare i rifiuti urbani ed oggi è invece purtroppo piena di buche, degradata da presenze di soggetti per nulla di certa residenza, di sicuro per nulla con voglia di lavorare né di integrarsi. Anzi, sfacciati e prepotenti nel reclamare diritti e senza dubbio i primi fruitori di servizi comunali dalla scuola alla salute, attenti ad attingere generi di prima necessità poiché classificati poveri nonostante cellulari ed ogni tipo di beneficio.

Credo – come ogni amministrazione succedutasi da almeno trent’anni a questa parte – anche quella attuale non è stata in grado di realizzare un progetto politico ed urbano degno di migliorare la qualità di vita, dal traffico non ancora deviato dal centro urbano, capace di alzare ancor più inquinamento e polveri sottili, al ridimensionamento del nostro civico ospedale, cattedrale nel deserto del nostro territorio, al sorgere di logistiche capaci solo di creare altro fumo, all’assetto urbano per nulla decoroso ed incapace di aggregare progetti e persone, cultura e voglia di bellezza.

I tributi locali cozzano contro la mancanza di impieghi, risorse che probabilmente sono utilizzate per mera beneficenza, senza dubbio risorse che non costruiscono un futuro lontano, ma tirano a campare una gestione amministrativa piccola piccola, accomunata solo da pezze da rattopare più che sfide da affrontare e risolvere.

Amo essere positivo quindi sorrido nel pensare come il Comune, storica ossatura del nostro paese, soffra di crisi di identità sociale, politica, economica, culturale, inghiottendo senza reagire usi ed abitudini spesso mussulmane e quindi lontane dalle nostre radici. E non serva il buonismo raccomandato da alte sfere istituzionali sul comune senso di responsabilità unito alla accoglienza. L’Italia è stata secolarmente vocata a subire invasioni mischiando così un comun denominatore che tutto esprima , tranne una precisa identitàdi popolo. Pensieri che escono partendo dalla denuncia che fino a quando non avremo un progetto politico ed una verifica precisa, puntuale e premiale da realizzare, le risorse finanziarie passate, presenti e future, restano solo una grande evasione.

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