Italia 1946-2022. Due programmi di destra “gemelli”?

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di Roberto Gremmo – Altro che autonomia e federalismo; il programma del nuovo governo nazional-  patriottardo e’ solo quello del Movimento Sociale Italiano. Un progetto d’Italia centralista e fortemente autoritaria che circola almeno dal 1946.

Sono andato a rileggere gli storici dieci punti programmatici del MSI, pubblicati il lontano 26 dicembre 1946 dal periodico “La Rivolta Ideale” diretto da Giovanni Tonelli che del partito della fiamma fu il vero (dimenticato) fondatore.

Ovviamente, il primo punto del decalogo esaltava “L’Unità’, l’integrità territoriale e l’indipendenza dell’Italia” esaltando, come fa oggi il Capitano, i sacri confini del Carso, del Piave e tutta la retorica guerrafondaia che gettava un Paese contadino nell’inutile strage di 650.000 morti. Il presidenzialismo accentratore del giorno d’oggi e’ figlio diretto di questa concezione verticista dal Potere e della storia, violenta e sopraffattrice, di uno Stato nato e cresciuto con la violenta distruzione dei diversi popoli che sono stati colonizzati.

Secondo punto Unione Europea, ma non dei Popoli e delle Regioni, creata invece sugli Stati centralisti, come oggi auspica ad ogni piè sospinto l’ex monarchico Tajani.

Seguiva l’esaltazione del corporativismo, mascherata per non aver accuse di apologie. Era, senza dubbio, la stessa idea forte della tregua conflittuale fra le classi, un alibi consociativo che caratterizza ancor oggi la destra governativa, cosiddetta sociale ma gregaria del potere economico egemonico, come Draghi, ispiratore delle scelte della nuova presidentessa.

Indipendenza della magistratura, libertà d’opinione e di stampa venivano evocate nel quarto e quinto punti solo per garantirsi piena agibilità politica, proprio come oggi il governo rivendica il pieno diritto ai Monopoli dell’informazione di propinarci chili di notizie addomesticate e vuole riformare l’ordine giudiziario.

Non mancava l’esaltazione poco laica del privilegio della Chiesa cattolica; idea principe di almeno due ministri del governo di donna Giorgia.

La cosiddetta “Funzione sociale dello Stato” del settimo comma anticipa le grandi, costose e spesso inutili grandi opere tipo ponte sullo stretto che sono nei progetti di capitan squadra e scalpello, neo ministro di faraonici appalti d’incerta realizzazione.

Ultimi postulati missini erano l’auspicata sottomissione dei sindacati ai cosiddetti “interessi comuni”, anticipazione delle spinte collaborazioniste favorite oggi dal ministro dell’economia ed infine, buon ultimo, la volontà d’un drenaggio di risorse nel già allora pozzo senza fondo del Mezzogiorno.

Non c’è da stupirsi se dopo tutti questi anni il nuovo governo non fa altro che rispolverare, previa abilissima riverniciature democratica, il programma dei primi naufraghi di quella storia patria. 

Semmai, c’è da vergognarsi che lo appoggino i sedicenti difensori del Nord a caccia di poltrone.

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