Il trasformismo spregiudicato di Capitan Mohito e del “Cavaliere nero”

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di Roberto Gremmo – La foto ricordo  di quello che un tempo detestavano, il “cavaliere nero”, che stringe pubblicamente la mano a capitan mohito in piena pandemia è l’icona simbolica della nuova (ma sempre quella) classe politica.

L’immagine tutta da incorniciare veicola con immediatezza almeno due chiari messaggi. In primo luogo ammonisce noi poveri villici senza speranza che loro sono davvero una casta e possono strafregarsene delle famose e spesso cervellotiche regole che ci rendono difficoltosa la vita di tutti i giorni. Noi ci diamo la mano perché siamo gli eredi morali del marchese del Grillo, voi, invece, vi dovete salutare col gomito, tenere il bavaglio e non fare assembramenti.

La pace ritrovata fra i due caporioni, sancita dalla suddetta, per noi vietatissima stretta di mano ci fa capire che per la nuova (ma sempre frusta) classe politica la parola data non conta un fico secco. Il cavaliere ci ha spiegato per un decennio che voleva combattere i comunisti mascherati e adesso ci fa il governo assieme.

Il Capitano ha gettato tutto il fango possibile sui burocrati della maligna tirannide europea e adesso si trasforma nel più entusiasta sostenitore del banchiere prestato alla politica per garantire i poteri forti che i soldi degli aiuti comunitari finiranno sempre e soltanto nelle tasche degli amici della casta. Seduti uno di fronte all’altro su poltrone dorate, i due presunti caointesta dei ceti produttivi del Nord possono essere fieri di se stessi. Grazie al loro spregiudicato trasformismo, ancora una volta il somaro Lumbard tirerà la carretta ben contento di farlo per tutti. 

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