Il ritorno dei Verdi, l’europeismo da salotto

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di Roberto Gremmo – Alleluia, habemus viridis. Traduzione: esultiamo, abbiamo i Verdi. Ne sentivamo davvero la mancanza ed eravamo addolorati che fossero entrati in letargo (in sonno…) dopo essere stati abbandonati dagli ingrati elettori. Ed eccoli di nuovo, dopo aver sostituito al sole che ride un’ostentazione di conformistico europeismo.

L’alibi per il ritorno in pista e’ fornito dalla transizione ecologica, un concetto astratto che non vuol dire un bel niente ma fa tanto nuova politica per un domani radioso. Anche perché nella prospettiva di una legge elettorale maggioritaria, in una coalizione di sinistra anche qualche misero decimale in più può sempre far comodo.  Ecco allora tirar fuori dalla naftalina gli irriducibili dell’ambiente pronti a starnazzare dal salotto di casa di sconquassi climatici in gran parte sovrastimati, di parchi per ingabbiare la gente che ci vive, di raccolta differenziata di rifiuti che non andrebbero prodotti in una società più equilibrata, di animalismo astratto mentre non si muove un passo per difendere la civiltà contadina, l’unica che davvero protegge ed ama le bestie. Siamo sempre lì. Hanno mutato il simbolo, ma restano gli stessi. Come le angurie, sono verdi di fuori ma rossi dentro e con tutti quei cosini neri che danno tanto fastidio: i politicanti che cercano di nuovo un posto al sole. Che a vederli sgambettare per uno strapuntino certamente non ride.

Photo by Amy Shamblen 

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