Il post imbarazzante di Toti. Anziani non indispensabili? Ma se con le pensioni fanno vivere figli e nipoti?!

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di Stefania Piazzo – Sono stato frainteso, ha detto. Con la variante del “non volevo dire quello che ho detto”.

Il post del governatore Toti non deve stupire.

Ha chiesto scusa. Ma la pessima figura ci dice una volta di più un paio di cose. Che i politici hanno la frenesia da ansia da prestazione social. Devono comunicare. Devono twittare, devono intercettare in quel minuto l’onda che invade i network. Surfeggiare sull’onda. Fino anche a pestare l’impestabile.

La seconda, non sanno abbastanza che lo sforzo produttivo degli anziani, di molti anziani, va ben oltre il termine del lavoro. Il sistema del welfare in Italia sta in piedi non perché c’è il reddito di cittadinanza, non perché Di Maio ha abolito la povertà, non perché arrivano i ristori di Conte. Non perché arriva, se arriva, il bonus dell’Inps. Ma sta in piedi perché i disoccupati, quelli che con il lavoretto sottopagato hanno casa, mutuo e famiglia e una vita, riescono a sopravvivere perché i genitori passano loro un pezzo di pensione.

Qui il lavoro non c’è. Il Paese si regge su una classe politica che non vive la vita reale. Vivacchia rincorrendo il consenso e a cui la fretta gioca il brutto scherzo di mostrarsi nudi. Inadeguati, fuori dal mondo. Toti impari dall’errore.

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