Il ponte sullo Stretto, campagna elettorale anni luce distante dai manifesti della Lega

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di Giovanni Robusti – Adesso ci manca che Beppe Grillo, che lo stretto lo ha fatto a nuoto proprio per dimostrare, tra le altre, che il ponte non serve, si converta alla berlusconiana idea del ponte sullo stretto. Va bene che Matteo per un po’ non ha più il governo da attaccare e quindi ha cambiano i temi della comunicazione. Va bene che, essendo in perenne campagna elettorale, occorre essere sempre alla ribalta. Ma proprio sullo stretto? Ricordo una serata del comico Beppe Grillo a Mantova, anni 80 del secolo scorso, ripete la classica battuta che cito a memoria: ci metti 5 giorni ad arrivare da Milano a Reggio Calabria tra code, chiusure e la mitica autostrada Salerno-Reggio Calabria e poi ti dovrebbero fare un ponte per andare in 5 minuti al di là dello stretto. Ma vaffa !!!!

Riproporre lo stretto: c’è una logica in tutto ciò? Io non la vedo. Forse la vedono i siciliani e i calabresi. Forse la vedono tutti quelli che sullo stretto tra progetti e indagini preliminari ci hanno fatto cassa, non poca, in questi ultimi decenni. Ma certo resta un attimo indigesta per noi vecchietti leghisti. Avremo la memoria ormai corta. Dicono poca cultura, essendo sempre impegnati a lavorare. Comunque i manifesti murali, grandi, con scritte cubitali, che attaccavamo sui muri, quelli sì che li sapevamo leggere. Non possiamo dimenticare quello della gallina dalle uova d’oro, quello di Roma ladrona ed anche quello del mafioso. E ricordiamo anche bene le corse per nascondersi quando ti correvano dietro i carabinieri o i vigili. Perché quei manifesti li mettevamo proprio dappertutto, per farli vedere. Come cambia la comunicazione. In meglio?

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