Il Nord (macroregione) esiste? Per la Costituzione sì. Per i partiti meno. Molto meno

Lettura 2 min

di Sergio Bianchini – Il dibattito sui contenuti dell’autonomia, del federalismo del nordismo non decolla.

E questo è un vizio tipicamente italiano di fare le discussioni su termini molto generali e non esplicitare mai il programma concreto, quello che si può perseguire in pochi anni pur dentro una strategia ancora più ampia.

Secondo me un nordismo senza l’esplicita ricerca della macroregione nord è assolutamente nullo, spesso in buona fede ma a volte anche in mala fede.

Propongo di usare l’aderenza al principio della necessità di una macroregione nord come principale criterio per distinguere il nordismo autentico da quello fasullo.

La Lega ha avuto i governatori di Piemonte, Lombardia e Veneto e non ha mai istituito nemmeno un patto di consultazione istituzionale tra loro.

Il colmo dei colmi sono state le due frasi distinte nei due referendum paralleli di Lombardia e Veneto sull’autonomia.

Certo la relazione della macroregione nord con lo stato Italiano sarebbe da definire in itinere ma la semplice Costituzione, anche solo di un coordinamento, modificherebbe immediatamente il discorso politico e le possibilità di superare la natura unilaterale centro-sudista dello stato italiano attuale e delle sue politiche, in primo luogo quella fiscale e la giustizia.

In politica estera non bisognerebbe distinguersi dalla tradizione Italiana che è Atlantica e Nato ma con iniziative proprie di cui Enrico Mattei è un esempio antico. Iniziative proprie che adesso non si vedono.

Il Nord non ha ancora meditato abbastanza sul fallimento delle sue politiche oscillanti tra italianismo e indipendentismo con risultati deludenti su entrambe i fronti.

Non molti anni fa la Lega aveva la presidenza di Piemonte, Lombardia e Veneto. Allora pensai che si sarebbe potuta costituire la macroregione nord o almeno avviarne la costruzione. Invece niente. Zaia disse che fare una macroregione con i poteri attuali era impensabile. Maroni disse che bisognava fare la macroregione alpina.

La nostra Costituzione parla chiarissimo riguardo la fusione di regioni.

Art 132: Si può con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione d’abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse.

E’ chiarissimo come una regione di 15 (Lombardia, Veneto) o 20 (Lombardia, Veneto, Piemonte) milioni di abitanti avrebbe immediatamente un peso enorme nella politica nazionale. E’ chiaro che sarebbe facile in questo modo mobilitare anche il nordismo diffuso e maggioritario, che rifiuta però posizioni estreme e messianiche, proponendo un obiettivo assolutamente previsto e regolato dalla Costituzione.

Le genti del nord sarebbero chiamate ad una prospettiva concreta con passaggi chiari e tolte dal vicolo cieco del doppio binario nazionalismo – autonomia – secessionismo che si è rivelato come la nuova via alle poltrone nazionali.

Cominciando con le sole Lombardia e Veneto l’effetto di trascinamento poi su Piemonte e perfino Emilia e Liguria sarebbe potentissimo. A quel punto, creata la base di forza di massa del nord , massa critica di opinione ed istituzionale, la trattativa con il resto del paese per un cambiamento federale dello stato non sarebbe più una ciancia oscillante tra il piagnisteo e un muscolarismo velleitario.

A quel punto si potrebbe anche tentare un’alleanza col centro Italia per rifare completamente il paese. Agendo con trasparenza e pazienza ma con forze volta per volta crescenti e preponderanti il risultato sarebbe visibile e certo. In quei frangenti si formerebbe anche una vera e nuova classe dirigente del nord, variegata e capace, saldamente posizionata sul territorio senza la schizofrenia tra localismo e italianismo oggi prevalente.

La più recente proposta di modifica delle regioni con il passaggio da 20 a 12 è giunta in Parlamento nel 2015 a cura di 2 parlamentari del PD, Morassut e Ranucci. Ecco il titolo di un articolo di stampa in merito di 7 (non mille) anni fa.

Riforme, ok a discussione per riduzione numero Regioni

8 Ottobre 2015 – Il Governo ha accettato in Senato un ordine del giorno di Raffaele Ranucci (Pd) che “impegna il governo a prendere in considerazione prima dell’entrata” in vigore del ddl di riforma, “l’opportunità di proporre attraverso una speciale procedura di revisione costituzionale, la riduzione delle Regioni” (di Mario Valenza)

Avete sentito qualche commento, qualche proposta alternativa del nord? Io no.

Servizio Precedente

Senza assunzione di infermieri, sanità rischia il tracollo

Prossimo Servizio

Salvini: Me ne andrò quando riporterò Lega al 30. E su iniziativa Bossi: Ci metto la firma anche io

Ultime notizie su Opinioni