Il Governo navigherà a vista. La tempesta è in arrivo

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di Luigi Basso – In vista del voto di fiducia al Governo Meloni oggi al Senato, il Presidente del Consiglio ha già depositato il proprio discorso e, dunque, la votazione dovrebbe avvenire senza la lettura del documento.
Molti hanno tirato un sospiro di sollievo, dato che, in tal modo, si eviterà almeno la sofferenza di ieri di dover ascoltare una prolusione di oltre un’ora costellata da decine di continui inciampi di lettura da parte del Premier.
Alcuni hanno visto nella mancata lettura del discorso al Senato una sorta di ammiccamento subliminale a Renzi ed ai suoi, che quella Camera Alta avrebbero voluto trasformare in Cameretta: il tempo dirà se trattasi di malelingue o di acuti osservatori.


Ieri a Montecitorio il Premier, mentre all’Università La Sapienza infuriavano scontri tra studenti e Polizia col manganello, ha esordito con un discorso grigio, privo di slanci programmatici e di quelle novità che probabilmente si aspettavano gli elettori del Centrodestra recatisi alle urne esattamente un mese prima.

Meloni ha elencato la solita serie di argomenti che ogni Governo deve affrontare: all’elenco dei titoli non è seguito però lo svolgimento del tema.
Occorre attrarre gli investimenti esteri, ha detto tra gli applausi il Premier: certo, ma come si attraggono ? Quali saranno i primi atti concreti in tal senso?
Le Energie Rinnovabili avranno nel Sud il loro motore, visto che lì c’è sole, vento e caldo.
Va bè, ma dove si faranno gli impianti ? dove si metteranno i chilometri quadrati di pannelli solari e parchi eolici? Le infrastrutture invasive della Green Energy sono compatibili con i paesaggi naturali del Mezzogiorno?


Il Premier ha poi parlato di sovranità alimentare, tecnologica, delle infrastrutture, senza entrare nei dettagli dei provvedimenti che intende sottoporre al Parlamento.
Il Governo vuole tutelare i marchi italiani del lusso, della moda, dell’alimentare: il richiamo è apparso alquanto incomprensibile, poiché quasi tutte le griffes del Made in Italy sono ormai emigrate dall’Italia da anni verso altri lidi.


Capitolo tasse: Meloni si è lamentata della situazione che i governi degli ultimi dieci anni hanno lasciato in eredità, ciononostante il Governo promette mano libera alle imprese (una sorta di “laissez faire, laissez passer”) e taglio del cuneo fiscale: anche qui, però, come si intendono raggiungere gli obiettivi e come verranno finanziati sono temi lasciati all’immaginazione dell’ascoltatore.


Capitolo riforme: si porterà avanti il processo di autonomia differenziata “già avviato” (francamente l’avvio del processo non è pervenuto, ma avrà ragione il Premier senz’altro) e poi si procederà con la riforma Presidenziale o Semipresidenziale alla francese (come se le due cose fossero intercambiabili e non costituiscano, invece, due modelli istituzionali completamenti differenti: poche idee e ben confuse, verrebbe da dire).


Capitolo Politica Estera: si continua con la politica di Draghi.
Il Premier ha poi parlato di aumentare le dotazioni per Roma Capitale, ha ingolosito i senatori SVP con la promessa di rivedere – in un futuro indefinito – l’autonomia della Provincia di Bolzano, ha citato la questione meridionale che è lì da risolvere dal 1861, e poi ha citato il Pnrr, etc..
Dopo il discorso di ieri, sull’azione concreta che sarà impressa al Governo ne sappiamo quanto l’altro ieri: questa è la verità.
Insomma, dato che il Premier ha utilizzato più volte metafore marinaresche per illustrare la situazione, per riassumere la rotta annunciata dal Governo Meloni non resta altra immagine che quella che rimanda a Giovanni Caboto.


La nave Italia che, malconcia, imbarca acqua da anni, non potrà che navigare sotto costa, senza mai poter prendere il mare aperto: la tempesta è arrivata.

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