Ha senso combattere ancora per creare nuovi confini nazionali?

8 Aprile 2022
Lettura 1 min

di Roberto Pisani – Devo essere sincero: non mi sarei mai aspettato di vedere una guerra in Europa. Non che credessi che la sete di potere e di soldi di alcune bestie umane si fosse calmata ma ero, e sono, fermamente convinto che in un mondo globalizzato come quello attuale non ci fossero le condizioni affinché certe spire di potere sanguinario potessero attecchire. Questo perlomeno in quei territori che credevo fossero civili e civilizzati. Mi sono sbagliato. Ho sopravvalutato il genere umano, o pseudo tale.

Difficile capire le vere motivazioni che hanno portato ad una così drammatica situazione, così come quasi impossibile sapere chi è il bravo e chi il cattivo, sempre ammesso che esista un bravo e un cattivo. Troppe le varianti in gioco, troppi gli equilibri, troppi gli interessi. Ormai ci si divide in tifosi di uno o l’altro schieramento, quasi fosse una partita di calcio, una drammatica partita di calcio. Divide et impera di Asburgica memoria.

Io però volevo invitare ad un altro tipo di riflessione: che senso ha combattere nel 2022 per dei confini nazionali? Le nazioni come le conosciamo ora hanno ancora senso di esistere? Inutile negarlo: i mercati ormai sono liberi così come i confini.

. Chiunque di noi può acquistare qualsiasi tipo di merce, dal pacchetto di caramelle allo yacht, in qualsiasi parte del mondo oppure recarsi ovunque senza nessun tipo di limite. E allora a chi giova tenere ancora in piedi i confini nazionali e combattere per essi? Beh sicuramente ai governanti di quegli stessi stati. Immaginate solo per un attimo che l’Europa, e non solo, fosse suddivisa in popoli e non in stati nazionali. Popoli che si autogovernino. Cadrebbe di colpo tutto il potere che la classe politica “nazionale” ha. I lombardi ai lombardi, i veneti ai veneti, i bretoni ai bretoni, i bavaresi ai bavaresi, i catalani ai catalani. Niente più confini. Niente più stati nazionali. Nessun governo statale e statalista. La fine delle guerre d’invasione. Utopia? Sì, probabilmente sì.

Troppo assetati di potere la stragrande maggioranza di politici. Troppi desiderosi di soldi. E allora una volta raggiunto il vertice la cosa migliore è mantenere tutto così, non cambiare nulla. E per farlo basta circondarsi di servi sciocchi, di yes man, a cui dare un contentino, una poltrona ben retribuita, naturalmente dalla comunità, ed in cambio ottenere il mantenimento dello status quo, un’alzata di mano al momento giusto, un voto indirizzato. Vi lascio con due riflessioni del poeta anarchico Fabrizio De André. “Vorrei non avere più nessun uomo politico che gestisca il mio futuro e quello di migliaia di altre persone; vorrei che nessuno più sia mercenario di guerra al servizio del potere.”

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