Galli: La ricetta Draghi di una dose sola? Pensare prima agli anziani

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Somministrare al numero maggiore possibile di persone una prima dose di vaccino anti-Covid senza preoccuparsi della seconda è una scelta che “per me, se si fa come sembra che il professor Draghi sia orientato a proporre come decisione del Governo, deve avere qualche paletto. Il paletto riguarda gli anziani più anziani, che potrebbero avere una risposta immune insufficiente a una sola dose più facilmente degli altri, le persone immunodepresse” per le quali vale lo “stesso discorso”, e in generale “quella parte di popolazione che per maggiori fragilità merita probabilmente il massimo della chance di sviluppare una risposta immunitaria”.

Questa la posizione di Massimo Galli, infettivologo dell’ospedale Sacco e dell’università degli Studi di Milano, intervenuto ad ‘Agorà’ su Rai3. Dopo che il direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco Aifa, Nicola Magrini, ha espresso perplessità sull’approccio a una dose affermando “meglio due scarpe buone che una malandata”, Galli spiega: “Comprendo assolutamente, e ho difeso inizialmente a spada tratta, la posizione che ha preso Magrini a cui va la mia stima. Devo dire però che, rispetto alla posizione presa dagli inglesi come scommessa, senza uno straccio di dato, quello presentato dagli israeliani è un dato molto robusto”, anzi “abbastanza eccezionale”.

Quindi “probabilmente”, per i giovani e le persone in buona salute “fino a 60 anni, è davvero sufficiente una sola dose”, ammette l’esperto. A Galli tuttavia “piacerebbe avere i dati e studiare sulla base dei dati. E ora non è così difficile produrli – osserva – per capire rapidamente chi risponde e chi non risponde, e chi può rispondere veramente a una sola dose quanto basta prima di fare la seconda, per non dovergliela fare o almeno non subito, risparmiandola per altre persone”. Quanto poi al fatto di somministrare il vaccino anche ai guariti da Covid-19, “vaccinare quelli – ripete l’infettivologo – è proprio una stupidaggine assoluta”. 

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