Figliuolo e le ferie da cancellare. Per il vaccino “L’Italia chiamò!”

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di Stefania Piazzo -Il commissario all’emergenza Covid in sostanza dice questo: scordatevi le ferie se avete in programma il richiamo del vaccino. E se le avete, le ferie (in media una settimana a famiglia, come rileva l’ultima indagine di mercato) dopo un anno di quarantena, rinunce, chiusure, isolamento, dad, magari dei lutti, o il Covid di mezzo, fate in modo di essere disponibili per la seconda dose. L’Italia chiamò!

Per lo Stato, che veste la divisa del comandante, il Paese non ha programmi. Le ferie non si programmano. Le aziende non esistono. Le attività produttive non sono indispensabili. Le vacanze sono un suppellettile vizioso e inutile, le aziende possono ribaltare la produzione, rimandare i turni, fare finta che sia tutto un nastro unico e che si possano azzerare i giorni di riposo. Gli alberghi, le prenotazioni, il turismo si deve fermare. Inutile com’è al Pil del Paese. Le famiglie non hanno diritti, ma solo doveri.

«È bene che chi va in vacanza si regoli in funzione dell’appuntamento», ribadisce Figliuolo. Ma il Paese non è una caserma, è un complesso mondo dove la gente lavora, senza garanzie, senza il paracadute del lavoro statale sempre garantito. Le ferie, conquista di un secolo fa, non sono un lusso. E anche se siamo in pandemia, non si può chiedere il sangue ad un Paese sderenato, in cui chi ci rappresenta non ha fatto mezza rinuncia né ne farà ad agosto quando il Parlamento sarà chiuso. L’unica azienda che non va mai in crisi, che non va in cassa integrazione, che mangia regolarmente alla mensa interna, che non ha subito lockdown serali. E in cui la seconda carica dello Stato non ha rinunciato ai volo di stato, per sicurezza e per evitare il covid s’intende sui mezzi di trasporto, per andare in ferie in Sardegna, almeno qualche giorno.

Ma noi invece dobbiamo metterci sull’attenti e sbaraccare anche quel poco che ci è rimasto e saltare le vacanze se di mezzo c’è il richiamo del vaccino. Molti governatori si sono resi disponibili a fornire la seconda dose ai turisti. E giustamente, aggiungiamo noi. Non si può bastonare a flusso continuo, tra le tasse, la vita da reclusi, il lavoro che va e che viene, un popolo che aspetta l’ora d’aria da un anno e più, perché altrimenti saltano i piani vaccinali. Facciano funzionare le asl, la protezione civile, la croce rossa, lo Stato si organizzi dopo le pessime e misere figure spese in un anno di pandemia, tra code a vuoto, sistemi informatici inefficienti e costosi, aeroporti disorganizzati nell’accogliere e tamponare i turisti di rientro. Abbiamo visto e subito un casino inenarrabile, costi esorbitanti per mascherine, siringhe, regioni incapaci di gestire gli appuntamenti, le code, le chiamate delle categorie fragili e c’è anche il coraggio di chi ora ci dice: restate a casa?!

Non è un problema nostro se i registri informatici non sono capaci di registrare la seconda dose in una regione diversa.

Davanti poi ai vaccini la cui inoculazione è ritenuta più opportuna un giorno ai 50enni, l’altro ai 60enni, poi solo agli uomini, poi solo alle donne, poi col secondo richiamo più in là, come un tira e molla al banco dei dolci alla fiera, davanti a questa saga dell’incompetenza, perché non posso pretendere da cittadino solvente e pagante, un sistema statale, pubblico, normale?

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