Federalisti, ma del Nord

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di Roberto Gremmo – Si amplia ed interessa il dibattito sull’Italia che ha un avvenire federalista, tanto più attuale quanto maggiormente aumentano le spinte centraliste e le polemiche politiche contro le Regioni, approfittando degli errori dell’attuale classe politica, incapace ed inefficace. Ma, a mio modesto parere, sostenere in astratto una riforma federalista non serve a niente ed anzi potrebbe finire in un insuccesso, l’ennesimo, all’insegna del gattopardesco che tutto cambi perché non cambi nulla. Un vero federalismo, come quello svizzero, si realizza solo fra territori simili per cultura, economia, mentalità e modo di vivere. Quando i territori sono fra loro disomogenei, l’unica soluzione è la secessione, meglio se consensuale, come fra Cekia e Slovacchia oppure contrastata, come avviene fra Spagna e Catalunya.

La domanda è semplice: l’Italia oggi centralista è composta da territori omogenei e che hanno interesse a restare insieme? La risposta è ovvia: no. Non è giusto né serio proporre un unico tipo di assetto federale fra regioni che hanno lunghe tradizioni di democrazia con altre che conservano purtroppo scorie di autoritarismo e tanto meno mettendo sullo stesso piano regioni che trainano ed altre che si rivelano in ogni occasione parassitarie ed a vocazione inguaribilmente assistenzialista. Siamo tutti sulla stessa barca, ma qualcuno rema per tutti e qualcun altro pietisce sempre e soltanto ogni tipo di sovvenzioni, per cucaleggiare allegramente sottobordo. Ecco perché bisogna essere chiari.

Negli anni Ottanta, quando fondammo i primi movimenti autonomisti, la Lega Lombarda e l’Union Piemonteisa erano federate col Partito Federalista Europeo di Ghizzi e Mori perché collocavano la loro lotta nel contesto più ampio di un continente unito di popoli e di nazionalità, diverso da quello dei grandi Stati militaristi e centralisti che hanno poi dominato. Ma il nostro federalismo di allora (che ci portava, unici in Europa, a pubblicare un giornale di sostegno ai catalani) non significava, non poteva significare, un astratto federalismo italiano, perché il nostro obiettivo principale era l’autodeterminazione dei nostri Popoli.

Molta acqua è passata sotto i ponti, ognuno di noi ha fatto i suoi errori, ma la realtà centralista italiana resta uguale e purtroppo i pruriti nazionalisti hanno contagiato diversa gente, anche accanto a noi. Il vero federalismo deve andare di pari passo con un chiaro autonomismo per quei territori che hanno fra loro analogie reali. E per questo deve essere, a chiare lettere, del Nord.

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