Evasione, figlia deforme dello Stato tiranno

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di Riccardo Pozzi – Continua l’ipocrita farsa della lotta all’evasione. Ora sembra il turno dei profeti delle deduzioni. Se commercianti, idraulici, bottegai vari, medici, autoriparatori, e chiunque lavori in proprio e abbia a che fare con i privati emettesse fatture deducibili dal nostro imponibile, saremmo tutti incentivati a pretendere la ricevuta e questo combatterebbe l’evasione.
Niente di più falso. Oggi succede che quando il conto dell’idraulico viene aggravato dall’iva siamo proprio noi clienti a chiedere che l’artigiano ometta la ricevuta per risparmiare l’iva. Quando il medico si appresta a compilare la fattura ci ricordiamo che lo Stato ci permette solo di scontarne il 19%, e così chiediamo noi stessi al professionista di farci il 20% di sconto subito, di gran lunga più efficace del 19% di sconto di cui usufruiremmo tra un anno.
L’evasione fiscale è la figlia deforme e monumentale che il tirannico e canagliesco sistema fiscale ha creato con le sue assurde pretese.
Per ogni 1000 euro guadagnati l’eccedente dei 27000 lordi annui (corrispondenti a circa 1500 al mese) una partita iva ne paga 660 in tasse e contributi (obbligatori e difficilmente reincontrabili). Un sistema fiscale che tassa per due terzi e concede di detrarre per meno di un quinto spinge a lavorare meno e a nascondersi nel nero, non è certo in grado di invertire la marcia di una sia pure sgangherata e eterogenea nazione.
L’aumento delle tasse non è la soluzione, è la causa.

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