E se il piano B di Berlusconi senza il Colle fosse trovare il pretesto per sganciare gli “alleati” e diventare il federatore del futuro Centro nel Governo 2023?

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di Stefania Piazzo – Il Cav i numeri pare non li abbia per succedere a Mattarella. Davvero non conosce il rischio dell’epilogo, Silvio Berlusconi? O, piuttosto, va fino in fondo per vedere le carte dei presunti “alleati”?

E, ancora, se Berlusconi utilizzasse, come “pretesto”, il fatto di non essere stato davvero sostenuto dagli alleati, così da poterli lui “scaricare” e avere le mani libere per aprire ad una legge elettorale proporzionale?

Sai che rivincita… Una legge proporzionale che terrorizza la destra, soprattutto Fdi.

Non è forse vero che da destra si ode dire, parlando di proporzionale, “Mai più pateracchi da Prima Repubblica”? Appunto, col proporzionale mai più entrerebbero in un governo. Dopo il voto si farebbero tutte le alleanze possibili per tagliar fuori ancora una volta la destra. Salvini non è così sprovveduto da non saperlo a sua volta.

Ma anche con l’attuale legge elettorale la prospettiva non sarebbe altrettanto favorevole per la destra. Il tentativo di bipolarismo, che non c’è mai stato col Rosatellum , ha infatti prodotto tre schieramenti, centrodestra, centrosinistra e 5Stelle.

Nessuno dei tre, lo abbiamo visto nel 2018, è mai stato autosufficiente per governare, tanto che le forze si sono disarticolate per governare.

Col Rosaltellum nel 2023 potrebbe uscire uno scenario ancora pressoché simile, con un centro con Berlusconi federatore, e, in ogni caso, determinante per dare i numeri ad un governo zoppo di maggioranza. Insomma, un azionista di maggioranza, questa volta, tutt’altro che caduto in disgrazia. Un quadro in cui ancora una volta le tre forze in campo non avrebbero i numeri per governare “facile” e in cui i centristi però potrebbero decidere le sorti della legislatura.

La Lega cosa farà nel 2023? Starà ancorata alla Meloni o deciderà per una svolta moderata, neocentrista? O si spaccherà, addirittura?

Berlusconi potrebbe fare ciò che sbagliò a non fare Umberto Bossi nel 1994. Cioè allearsi col centro e non con la destra, e diventare poi protagonista della scena politica.

Il Mattarellum avrebbe dovuto determinare la nascita di due schieramenti, invece anche a quel tempo non fu così. A quel tempo c’era il Patto Segni con i Popolari, terzo incomodo, tra centrodestra e centrosinistra. Il centrodestra non vinse del tutto le elezioni, a Palazzo Madama non aveva la maggioranza. Tanto che per eleggere Scognamiglio presidente del Senato furono fatti i salti mortali. Spadolini perse di un punto, dopo che Tremonti e Grillo (non Beppe), passarono a Forza Italia. Magia di Berlusconi.

Se Bossi avesse fatto l’alleanza con i postdemocristiani, in prospettiva, avendo un partito con i voti e la controparte con la struttura, chissà se la storia politica non sarebbe stata diversa.

Ma torniamo a Berlusconi, era politica 2023. Oggi paradossalmente il Cav si trova nella posizione di Bossi del 1994. Ha la possibilità di dare vita o di essere il protagonista di una aggregazione centrista se resta questa legge elettorale.

E se si tornasse al proporzionale, poco male… Bingo comunque. Il 7-8% di Forza Italia peserebbe il doppio rispetto ad oggi, determinante per la formazione di qualsiasi governo. Né più né meno il ruolo che fu del Psi per tanti, tanti anni. Capire come giocare i numeri e dove collocarsi, a seconda del momento, fece la differenza allora. Lo farà anche domani?

Intanto si avvicina l’inizio del voto per il Quirinale. Ci si scalda per il rischio di non star dentro nei tempi. Ma è uno scherzo? Abbiamo visto elezioni della Repubblica che sono andate avanti anche per un mese. Abbiamo dimenticato l’elezione di Giovanni Leone? E vogliamo ricordare Scalfaro? Se non ci fosse stata la bomba a Capaci, forse saremmo ancora qui a contare…

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