Dalla fine dello Stato Nazione al ritorno dell’Assolutismo?

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di Luigi Basso – Il Premier italiano Mario Draghi è sovente al centro di polemiche ed accuse, tuttavia, va detto, neanche il detrattore più feroce può accusarlo di essere un ipocrita o un impostore.
Draghi, non essendo un politicante di professione, ha l’indubbio pregio di non nascondere la realtà, ma di mostrare le cose nella loro esatta dimensione, fin dai lontani tempi del Britannia, allorquando espose senza infingimenti che stava iniziando la stagione della restituzione (si, restituzione) ai privati dei beni pubblici.
Orbene, Draghi l’altro giorno si è recato in visita ad una scuola veneta ed ha colto l’occasione per mostrare con un’immagine ciò che sta accadendo, senza veli o trucchi.
Il Premier ha voluto essere fotografato in vari momenti del suo tour scolastico sempre ostentatamente col sorriso scoperto, attorniato da folle di bambini e insegnanti tutti rigorosamente muniti di coloratissime mascherine, dato che l’obbligo di mascherina a scuola è tuttora mantenuto dal suo Governo.

Draghi ha così manifestato l’effettivo stato delle cose: lui fa quello che vuole. Si è plasticamente toccato con mano che con la fine dell’epoca degli Stati Nazione, distrutti da immigrazione e globalizzazione, la forma degli Stati non si è evoluta verso forme diverse di aggregazione, ma si è ripiegata sul ritorno agli Stati Assoluti.


L’Italia è oggi uno Stato Assoluto con Parlamento e organi di garanzia ridotti al rango di cortigiani del Sovrano, come pianeti che ruotano attorno al Sole.
La caratteristica principale dello Stato Assoluto risiedeva nell’assenza di separazione dei poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario), tutti accentrati nelle mani di un unico organo, possibilmente monocratico e monopersonale (il Re o Dittatore, appunto) e nell’assenza di vincoli per il Sovrano che era appunto “ab – solutus” cioè sciolto dall’osservanza persino di quegli obblighi che lui stesso imponeva ai suoi concittadini, che erano propriamente chiamati, non a caso, “sudditi”.


Il Governo Draghi è Assolutismo in purezza e ieri il Premier lo ha mostrato coram populo.
Occorre precisare che la dinamica assolutistica non è il frutto di un’azione deliberata del Premier, ma è il risultato dell’azione di fattori storici molto più grandi ed al di sopra di lui: fino alla Caduta del Muro di Berlino si è creduto che il capitalismo potesse prosperare solo entro sistemi liberi, ma l’esempio della Cina, che garantisce enormi profitti dentro un regime assoluto, ha mostrato alle classi borghesi occidentali che il Capitalismo non presuppone la libertà delle persone, libertà che, anzi, diventa un freno ed un orpello.


Il processo di trasformazione dello Stato Nazione in Stato Assoluto è ormai compiuto in tutto il Mondo, dalla Russia agli Stati Uniti.
Nel caso italiano la metamorfosi da Stato Nazione a Stato Assoluto, a lungo in gestazione, è stata propriamente inaugurata dal Governo Conte Bis con la produzione di leggi tramite DPCM: lo stesso Conte si rese conto della trasformazione in atto e la volle sigillare convocando una kermesse che non a caso volle chiamare “Stati Generali”, con una smaccata allusione al precedente storico del Re Sole.
Conte, poi, è stato beffato da Draghi che si è intronato al suo posto sfruttando l’autostrada spianatagli dai Grillini.


Naturalmente, è superfluo dirlo, c’è da sperare che non si ripeta l’epilogo che conobbero storicamente i Monarchi Assoluti, i quali terminarono la loro stagione sul patibolo.

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