Dal non dire niente al dire tutto e a sproposito. Ma la parola Federalismo resta tabù a destra come a sinistra

3 Giugno 2024
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I . Chiunque griderà viva San Marco, segnale dell’orribile insurrezione del giorno 12 Maggio, sarà punito con la pena di morte. 

II. E’ proibito ogni attruppamento. Quello, o quelli che ecciteranno attruppamenti, o vi si porranno alla testa, saranno risguardati come cospiratori contro la pubblica sicurezza, e puniti di pena di morte. 

III. Chiunque  cercherà con discorsi di eccitare l’insubordinazione alle autorità di governo, sarà punito di pena di morte. 

IV. Chiunque affiggerà, o diffonderà carte incendiarie, o stemmi di San Marco, e sarà autore, o promotore di tali segni d’insurrezione, sarà punito di pena di morte. 

V. Gli autori o gli stampatori di opere, o fogli che eccitassero l’insubordinazione alle autorità di governo, saranno puniti di pena di morte.     

(dal “Rapporto del Comitato di Salute Pubblica” – Venezia 6 luglio 1797

A Venezia, nei mesi successivi all’occupazione francese avvenuta nel maggio del 1797, gli atti di rivolta dei cittadini nei confronti degli invasori si fanno quotidianamente sempre più frequenti.  

Nel citato rapporto del Comitato di Salute Pubblica si può ancora leggere:  

“Mille e mille carte incendiarie predicano l’insubordinazione alle autorità costituite. Gli stemmi di San Marco si veggono malignamente affissi in tutti gli angoli della Città. Le grida d’insurrezione viva San Marco allarmano i buoni cittadini. Il male è giunto al colmo. Si richiede estremi rimedj.”.  

In Italia, al giorno d’oggi, la libertà di manifestazione del pensiero è garantita dall’art. 21 della Costituzione (“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.).

Nel tempo, in materia di reati di opinione, sono stati poi abrogati o modificati vari articoli del Codice Penale  (Corte Costituzionale, sentenza  n. 87/1966 e n. 243/2001 – Legge n. 85/2006), ampliando l’effettivo l’esercizio della libera manifestazione del pensiero.      

In questi ultimi decenni, tuttavia, è stato attuato un deliberato e pervicace ostracismo politico e massmediatico nei confronti di una semplice ma potente idea politica: il federalismo.   

Basti pensare che la ragionieresca autonomia differenziata, riforma ben lontana da un vero federalismo, viene attualmente definita, senza mezzi termini, “una minaccia per l’unità d’Italia”.   

Una forte ostilità verso il federalismo, se non addirittura vera e propria denigrazione, dimostrata nei dibattiti politici e parlamentari fin dai primi anni dell’unificazione degli stati “italiani” ad opera della monarchia sabauda.  

Siamo passati certamente da un’epoca nella quale non si poteva dire niente ad una in cui si può dire tutto ma, tuttavia, non serve a niente, soprattutto quando non si gode dell’attenzione dei mass-media e della politica.    

Al contrario, poi, veniamo letteralmente sommersi da rissosi dibattiti su questioni politiche antiquate, strumentali e fuorvianti che ci fanno diventare spettatori e, purtroppo, tifosi di duelli da saloon mediatici che non hanno alcuna attinenza con la nostra realtà quotidiana.     

Questo condizionamento mass-mediatico può costituire una forma di limitazione della capacità di manifestare liberamente il nostro pensiero?  

Il 15 settembre 1996, mi sono recato sulle rive del Po. Un periodo concitato ma certamente pieno di serena energia e senso di libertà.      

Sono sicuro che fra poco più di due anni, nel settembre del 2026, potremo ancora tornare sulle rive del Po con la stessa serenità sventolando le bandiere del Sole delle Alpi e del Leone di San Marco in occasione del 30° anniversario della Dichiarazione di Indipendenza  della Padania. 

Per manifestare il nostro libero pensiero.   

Cuore Verde

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Direttrice: Stefania Piazzo
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