Credo che arrivi il conto. Il Nord non cambia con le stesse facce da 30 anni

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di Giovanni Robusti – Sul perché Lega Salvini abbia subito un travaso di voti, quasi mortale, ho già espresso la mia opinione. E la confermo. In sintesi. Persa l’identità Padana l’elettore del Nord si sposta dove vede un maggior celodurismo. Pare che le “palle” non siano un attributo esclusivamente maschile. Quello del sud, di elettore, non si smentisce. Non ha seguito la chimera del “prima gli italiani”. Prima degli italiani ci sono loro, sempre.

Il 25 settembre del 2022 non sarà un verdetto qualsiasi. Come tante elezioni che furono nella storia della Repubblica. Dove tutto cambiava, per non cambiare nulla. E’ ancora tutto molto in forse al di là delle apparenze. Ci sono troppi indecisi. In un paese dove c’è una tradizione di voto quasi plebiscitario, si può ipotizzare un’astensione alta. Credo che arrivare al 50% ci corra.

C’è un sistema elettorale che forse non hanno capito bene nemmeno quelli che l’hanno inventato. E infine c’è la paura che, piano piano, credo verrà assorbita dall’elettorato meno ideologico e meno tifoso a prescindere. La paura di affidare la maggioranza assoluta del Parlamento ad una sola forza. Che ripropone le stesse facce di 20/30 anni fa.

Un Parlamento che può cambiare la Costituzione senza passare da un referendum confermativo, diventa pericoloso. Non è un caso che in passato sono stati bocciate modifiche costituzionali anche quando avevano un certo senso. L’altro Matteo, ne sa qualcosa. Se ci sono dubbi, meglio non cambiare. Tutto sommato il sistema di pesi e contrappesi della Costituzione Italiana ha retto bene. Cambiare sì, ma dopo aver ben capito perché. E per questo, non bastano i proclami. Quindi da qui a dare una delega in bianco, ci corre. Basta che la gente lo capisca. E in tempo.

Per un elettore del Nord l’unica motivazione che potrebbe giustificare una modifica, solo parlamentare, della Costituzione è la modifica in senso federale. E solo perché diversamente non passerebbe mai. Ma quella forza oggi non c’è. Non ce l’ha certamente la destra di destra. Non l’ha mai avuta FI che ha rappresentato il più grande e plateale tradimento di quella aspirazione. L’ha persa la Lega quando ha sostituito il nord con gli italiani (o italioti se si volesse osare un po’ di più).

Sento, leggo, vedo movimenti, intenzioni, aspirazioni verso un ritorno al NORD. Intenzioni apprezzabili ma con scarsa presa. E non potrà fare molto di più quella parte di Lega-Salvini definita come governista. Non potrà perché non c’è ancora il coraggio di una scelta netta e radicale.

Scelta che deve passare, per essere netta e credibile, dal sud verso il nord. Non il nord Italia. Ma il nord Europa. La Padania è molto più simile alla Baviera, all’Austria, al centro Europa. Ormai, o per fortuna, l’Europa, con tutte le sue strutture, sta diventando un contenitore ben più ampio, sicuro, credibile, efficace ed efficiente dello Stato nazionale. E non mi dilungo a spiegare perché. E’ nelle cose e la gente lo capisce, lo sente, lo vive ormai giorno per giorno. Un tempo ridevamo la CEE perché raddrizzava le zucchine. Oggi, se non ci fosse la UE, molti hanno ben chiaro come saremmo messi. Su questa sensazione mi pare ci siano in molti anche se sempre meno i politici. Quelli di destra in particolare.

Il 25 settembre potrebbe segnare l’inizio della fine del sovranismo, del populismo da bar. A vantaggio di cosa, nessuno lo sa. Speriamo al meglio. Ma potrebbe anche essere al peggio. In ogni caso indietro non si torna. In politica non c’è revival. Non c’è ritorno al futuro. Ma solo futuro, come sia, sia.

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