Come ti distruggo un Paese e non scappo. Anzi, governo

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di Fulvio Curioni – Il film si apre con una citazione da Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Céline, che funge da chiave di lettura introduttiva per il “viaggio” narrato ne La grande bellezza: «Viaggiare, è proprio utile, fa lavorare l’immaginazione. Tutto il resto è delusione e fatica. Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario. Ecco la sua forza. Va dalla vita alla morte. Uomini, bestie, città e cose, è tutto inventato, è un romanzo, nient’altro che una storia fittizia. Lo dice Littré, lui non si sbaglia mai. E poi in ogni caso tutti possono fare altrettanto. Basta chiudere gli occhi, è dall’altra parte della vita».

Al termine di questa settimana, decantata a fondamento delle nostre sorti nazionali, dopo avere assistito ad un copione politico narrato da deputati e senatori della Repubblica, imbevuti dalla priorita’ di mantenersi incollati alle rispettive poltrone di potere, mi piace condividere questa citazione, fiera nella sua drammaticità artistica, infatti, pare che il nostro “elettorato passivo” tragga la sua forza nella immaginazione di una gestione del potere attratta sempre al grande “centro” , mentre,” all’elettorato attivo ” cioè noi cittadini, non resti che “tutto il resto ” , e cioè delusione e fatica del vivere quotidiano.

Il fascino del “centro” ha sempre dettato in Italia le irregolari alleanze di governo succedutesi dall’assemblea costituente (1946) fino alla decima legislatura (2001) normate da almeno 4- 5 governi ciascuna.

Certo, torna alla mente il Signo G. con la sua canzone destra-sinistra, affermando come “Ideologia, ideologia, malgrado tutto credo ancora che ci sia”. Giorgio Gaber.

Infatti , dal 46 ai nostri giorni , abbiamo passato e sprecato questo tempo, rimpallandoci e rimbambendoci su scelte ideologiche , condite da alleanze strategiche politiche-affaristiche del “nulla fare” basate su schieramenti elettivi di “centro -destra ” o “centro-sinistra” , ecco il segreto dunque : il “centro” , quella magica terra di mezzo evocata ed evocabile, per nulla morta, anzi , camaleonticamente attiva , capace di attrarre poli, di cambiare colori, termini, emozioni, strategie, ma sempre, perennemente ancora oggi presente ed incollata alla poltrona.

Evito facili conferme di tali pensieri, preferisco invece concentrarmi su come la gestione del potere politico, unito a quello economico, abbia per decenni condizionato la vera bellezza del nostro paese, tarpandone le ali produttive artigianali e commerciali a discapito di una malsana crescita economica dettata dal privilegio di poche lobbies. Unico paese europeo il nostro a gettare ancora risorse pubbliche per mantenere compagnie aeree di stato, al posto di pubblici finanziamenti anche sotto forma di ingenti ristori a società di automobili con sede legale all’estero, incapaci di una autorevole politica estera , a tal punto da essere calpestati nei diritti fondamentali di civiltà e rispetto di un nostro concittadino, da stati quali l’Egitto ad esempio, subendone atteggiamenti strafottenti. Occorre a tal proposito ricordare come , al posto di commercializzare aerei, potremmo chiudere le ambasciate egiziane in Italia, al fine di sospendere ogni servizio di assistenza a persone egiziane residenti nel nostro paese peraltro già abbondantemente fruitori di un nostro welfare senza alcun vantaggio a nostro beneficio collettivo.

In attesa di vivere quel federalismo profetizzato e mai attuato, non ci resta allora , parafrasando la citazione iniziale , che “chiudere gli occhi, è dall’altra parte, la vita”.

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