Cnel, ma non doveva essere abolito?

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di Fulvio Curioni – Piu’ ombre che luci sul mercato del lavoro all’inizio del 2021 . Questa la fotografia scattata dal Rapporto sul mercato del lavoro e la contrattazione 2020 del Cnel Consiglio nazionale per l’economia ed il lavoro giunto inspiegabilmente quest’anno alla XXII edizione.

Se i dati piu’ drammatici riguardano l’ocupazione giovanile con due milioni di Neet(non studiano ne lavorano ) e quella femminile, gia’ in situazione critica pre-covid, con quasi una donna su due inoccupate, non destano minore preoccupazione il mancato rinnovo dei contratti di oltre dieci milioni di lavoratori, l’inadeguatezza del sistema scolastico e formativo nel formare competenze, l’aumento delle poverta’ e delle disuguaglianze.

La situazione è destinata ad accentuarsi e diventare esplosiva con l’interruzione della cassa integrazione a la fine blocco licenziamenti a marzo 2021.

Sdegna pensare invece, come questi dati contenuti nel rapporto Cnel, vengano pagati ancora dai cittadini, ignari di come il dispositivo dell’art. 99 della Costituzione, nella sua versione vigente, preveda un organo costituzionale e ne disciplini l’attività, il CNEL per l’appunto.

Per i padri costituenti l’istituzione del Cnel era quella di poter fare convergere in un unico organismo le istanze di diverse parti sociali, tra loro inconciliabili .

Fino al 1993 al Cnel venne riconosciuta l’iniziativa legislativa e consultiva nelle materie dell’economia e del lavoro , varando da quell’anno una riforma costituzionale attribuendone quindi la potestà legislativa generale, con carattere consultivo , essendo legittimato su richiesta del Governo a rendere pareri non vincolanti.

Orbene, oltre al peso economico della struttura, di circa 20 milioni di euro annui, occorre focalizzarne la effettiva utilità.

In settant’anni di storia , il Cnel pare abbia prodotto appena 96 pareri e 14 disegni di legge proposte, quindi inadeguato nel fine e nella sostanza.

Alla luce di tali dati statistici, corroborati dal fatto che l’attività sindacale sia pienamente libera, vengono meno i presupposti basilari della stessa esistenza del Cnel, unita ad un bisogno profondo di variare il concetto di rappresentanza associativa delle associazioni in esso confluite , in quanto non più rappresentative che di loro stesse.

In questa legislatura è all’esame presso la Commissione Affari costituzionali del Senato il disegno di legge costituzionale n 1124 su iniziativa Senatori Calderoli e Perilli, atta con due articoli ad

– abrogare l’art 99 della Costituzione (art 1)

– sopprimere in via consequienzale dei richiami a quell’articolo della Costituzione , contenuti nella legge ordinaria 936/86 (art 2)

il disegno di legge sopprime la titolarita’ dell’iniziativa legislativa in capo al Cnel.

Si tratta di una proposta di de-costituzionalizzazione del Cnel (inclusiva della sua iniziativa legislativa ) non gia’ di una soppressione dell’organo (conseguibile medainte abrogazione ordinaria della L 936/86)

Per questo riguardo, la relazione del medesimo disegno di legge riporta “in tal modo il Cnel, privato del suo rilievo e fondamento costituzionale , continuerà ad operare fino a quando , con un intervento legislativo ordinario , verrà prevista e disciplinata la sua definitiva abolizione”.

Fortuna vuole come al Cnel non siano state attribuite speciali deleghe in materia della salute, gia’ abbiamo avuto coscienza dei profondi danni provocati da questo esecutivo, capace di normare il quotidiano degli italiani a fior di strumenti per loro natura eccezionali quali i DPCM, promossi su rapporti sanitari provenienti da altre Sirene.

Il punto resta fermo, su come, in questo paese ancora si governi su indici e analisi fatte a posteriori degli eventi e mai, elaborate in anticipo, relegando così i politici a miopi e mediocri nonché per nulla veritieri, personaggi incapaci di segnare la storia.

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