Ci vorrebbe un altro “Junius”, alias Luigi Einaudi

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di Roberto Gremmo – Non c’è vera autonomia se non si cambiano i rapporti fra poteri centrali e locali. Chiedere qualche competenza in più alla Regione, come propongono i ministri attuali, servirà a ben poco se prima non si elimina lo strapotere dei vertici centrali.

Non e’ una gran scoperta.

Nell’estate del 1944 usciva su un supplemento della “Gazzetta Ticinese” un breve ma chiarissimo articolo dal titolo, a questo proposito, estremamente esplicito: “Via il Prefetto”.

Era scritto da un antifascista piemontese esiliato in Svizzera e prendeva decisamente il toro per le corna, proclamando perentoriamente che “finché esisterà in Italia il prefetto, le deliberazioni e l’attuazione non spetteranno al consiglio municipale ed al sindaco, al consiglio provinciale ed al presidente, ma sempre e soltanto al governo centrale, a Roma”.

Aveva perfettamente ragione, perché’ la struttura burocratica statale ha sempre rappresentato lo strumento fondamentale per la verticizzazione delle decisioni.

E, detto chiaramente, lo sarebbe ancor più se dovesse venir attuato il presidenzialismo propugnato dai fratelloni infiammati ed avallato dalla pavida subalternità di capitan mohito.

L’articolo sul giornale svizzero era firmato con il nomignolo “Junius”.

Chi era questo intransigente anti-centralista ?

Nientemeno che il liberale Luigi Einaudi, futuro Presidente della Repubblica Italiana.

Che andava giù duro contro le tentazioni romanocentriche, scrivendo che “nulla deve più essere lasciato in piedi di questa macchina centralizzata; nemmeno la stamberga del portiere”.

La restaurazione del Dopoguerra doveva spazzare via in fretta le generose speranze e le illusioni di far nascere anche da noi un regime federalista e l’elefantiaco esercito romanocentrico fa ancor oggi da padrone.

Solo in Valle D’Aosta ed esclusivamente per fermare le pulsioni separatiste del 1945, non c’è un prefetto nominato da Roma ma i suoi poteri sono esercitati dal Presidente della Regione, eletto per volontà dei cittadini, e non imposto dall’alto.

Non e’ poco. 

Specie oggi che i presidenti delle altre regioni non hanno, anche vengono pomposamente celebrati come “governatori” ma sono sotto stretto controllo dei colli fatali.

Perché non hanno una vera autonomia.

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