Calenda fa bene a preoccuparsi per il basso livello della scuola, ma la soluzione non è il tempo pieno

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di Sergio Bianchini – Calenda dice una frase saggia: ” ..costruire un paese normale senza bonus né promesse irrealizzabili” ma subito si smentisce con un obiettivo scolastico folle e comunque impossibile: serve uno shock per la scuola….partiamo dal tempo pieno per tutti”.

Sulla scuola tutte le saggezze crollano. Siccome il degrado culturale della scuola è ormai pauroso cosa si propone: aumentare gli anni di obbligo scolastico e le ore giornaliere di scuola.

Una tendenza folle, e per giunta anche totalmente antieuropea dove la scuola secondaria dura 4 anni anziché i nostri 5 ed i livelli culturali sono superiori ai nostri.

Da anni mi chiedo il perché di una logica totalmente illogica che continua a prevalere all’interno dello statalismo. E la risposta è una sola, il centro-meridionalismo.

In base ai dati del 2017, lo Stato ha in carico 3 milioni e 243 mila dipendenti pubblici. La maggioranza relativa di essi, 1.124.471, è impiegata nella scuola.

Ciò sebbene il numero di studenti sia in rapida e continua diminuzione, da 1.000.000(di nati) circa del 1968 ai 399.000 del 2021.

Il numero dei docenti è stato mantenuto grazie alla riduzione del numero di alunni per classe.

Poi in base alla sentenza che ha imposto un docente per alunni diversamente abili ogni 2 di essi anziché ogni 4 portando a 100.000 il numero totale dei docenti dedicati seppur impreparati.

Poi con la concessione dell’8% di docenti aggiuntivi fatta dal governo Renzi.

Oggi la scuola italiana ha il più basso rapporto docenti alunni del mondo con 1 docente ogni dieci alunni circa.

Ma nonostante ciò la qualità del prodotto è in fortissimo calo al punto che Calenda richiede uno schock. Ma lo schock in cosa consiste? Nell’aumentare l’impegno degli studenti e non nel migliorare la qualità dell’ìnsegnamento.

La qualità dell’insegnamento è scesa negli ultimi decenni a livelli paurosi, con un quasi dimezzamento dei presidi ridotti ad occuparsi di problemi amministrativi e non didattici, con la ormai quasi totale meridionalizzazione dei docenti e la loro femminilizzazione vicina al 90%.

Il docente di origine meridionale ovviamente pensano al ritorno a casa e quindi il carosello degli insegnanti al nord è fortissimo e insopportabile.

I docenti sono quasi tutti di origine meridionale grazie al concorso nazionale dove i loro titoli sono sempre migliori rispetto a quelli dello sfigato del nord. E appena avuto il posto chiedono il trasferimento vicino a casa perché la titolarità è nazionale.

Per risolvere il problema basterebbero concorsi territoriali e titolarità territoriale ma ovviamente il centrosudismo dominante si oppone.

Tutto ciò avviene in palese contrasto con l’europeismo dichiarato costantemente dagli “intellettuali” oggi prevalenti. Ma in questo caso se ne fregano.

Renzi nel suo progetto iniziale di buona scuola proponeva la riduzione di un anno della scuola secondaria come avviene in Europa ma fu costretto a cambiare dal moloch centromeridionalista.

Oggi qualcuno lo ripropone ma la tendenza prevalente è ancora l’ampliamento dell’obbligo scolastico e quindi dell’aumento dei dipendenti della scuola e quindi delle maggiori opportunità offerte al ceto medio centromeridionale.

Il tutto ovviamete mascherato dall’amore per la “cultura”.

Sia Calenda che Conte si rendono conto che senza riavviare la locomotiva del nord lo stato super assistenziale non è più in grado di mantenere i suoi beneficiari prevalentemente al centro sud. Ma non vogliono rinunciare all’uso dei posti statali per raccogliere consenso nel ceto medio.

Bel dilemma, perché proprio l’utilizzo delle assunzioni statali a fine del consenso e non della buona efficienza è la causa principale del malfunzionamento dello stato. Ma “loro” fanno finta di non capire e il nord ancora non capisce .

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