Autonomia differenziata. Per Svimez servono prima 80 miliardi al Sud

20 Giugno 2024
Lettura 3 min

di Gianantonio Bevilacqua – Questa la previsione dell’Istituto Svimez per finanziare i LEP, livelli essenziali di prestazione una volta che saranno definiti. Il testo della legge infatti prevede che per la maggioranza delle 23 competenze che le Regioni possono negoziare con il Governo solo dopo che saranno definiti e finanziati i LEP.

Ma cosa sono i LEP?

Lo Stato dovrà individuare, per ciascuna materia (salute, istruzione, assistenza sociale, trasporti), uno standard adeguato di prestazioni e servizi che deve essere garantito su tutto il territorio nazionale e dove necessario, garantire a comuni, province, città metropolitane e regioni le risorse necessarie per erogare i servizi oggetto di LEP.

Con l’approvazione dell’Autonomia differenziata il Governo è delegato a determinare, entro 24 mesi, i livelli essenziali delle prestazioni mentre il trasferimento delle funzioni attinenti a materie riferibili ai LEP (concessione della Autonomia) può essere deliberato soltanto successivamente alla definizione di tali livelli e ai relativi costi e fabbisogni standard (e comunque dopo lo stanziamento delle necessarie risorse finanziarie).

La legge prevede anche che tali risorse devono assicurare gli stessi livelli essenziali delle prestazioni sull’intero territorio nazionale: comprese le Regioni che non hanno sottoscritto le intese, mentre dovrà essere garantita l’invarianza della proporzionalità delle risorse da destinare a ciascuna delle altre Regioni, insieme alla perequazione per i territori con minore capacità fiscale per abitante. Quindi altri soldi al Sud.

E’ facile immaginare in quali parti del paese gli attuali livelli siano più bassi rispetto a quelli che saranno definiti dal Governo come applicabili a tutto il territorio nazionale. E come conseguenza saranno necessari enormi investimenti (appunto 80 miliardi secondo Svimez) per adeguare i livelli nelle aree del paese dove questi sono insufficienti.

Ma dopo la Cassa del Mezzogiorno che a partire dal 1950 e fino al 1991 ha erogato la cifra mostruosa di 82.410 miliardi di lire per investimenti al Sud, superata poi dagli incentivi in chiave europea per arrivare ai circa 100 miliardi di euro che annualmente le regioni del Nord erogano come residuo fiscale, poco o nulla è cambiato. Le regioni del Nord si sono impoverite mentre quelle del Sud non si sono sviluppate, se non in minima parte. Le cause di ciò sono molteplici, sprechi, clientelismo, appalti gonfiati, centralismo.

In questo quadro crediamo davvero che 80 miliardi possano definitivamente sanare una situazione che non è stato possibile modificare se non in piccola parte in 70 anni con migliaia di miliardi di euro?

La classe politica e gli apparati burocratici dello Stato e delle Regioni non sono cambiati, anzi. Il centralismo è sempre più imperante e radicato. Il debito pubblico si aggira sui 3000 miliardi, clientelismo, corruzione e sprechi sono attività sempre più in auge.

Anche se lo Stato magicamente recuperasse la somma necessaria per finanziare i LEP, spremendo sempre di più chi ha sempre pagato, gli iniziali 80 miliardi, come è sempre avvenuto, diventeranno 160 e poi 300.

La legge sulla Autonomia differenziata è chiara. Senza definizione e finanziamento dei LEP niente Autonomia alle Regioni più virtuose che la richiedono. Ma non finisce qui. Anche ammettendo che in futuro l’Autonomia sul massimo di 23 materie, venga concessa alle Regioni che la richiedono, questa sarà una Autonomia “a tempo” con la durata massima di 10 anni salvo rinnovi successivi. Potrà poi essere sempre sospesa dal Governo tramite una “clausola di salvaguardia” quando verifichi inadempienze rispetto a trattati internazionali, normative comunitarie oppure riscontri un pericolo grave per la sicurezza pubblica inclusa la garanzia di diritti civili e sociali e occorra tutelare l’unità giuridica o quella economica della Repubblica. Quindi sostanzialmente il Governo ha potere di vita o di morte sulle Autonomie.

Altro che secessione dei ricchi come certe parti della sinistra chiamano la legge sulla Autonomia. Questa legge “ammazza” ancora di più le Regioni che l’Autonomia l’hanno chiesta.

Una bandierina elettorale della Lega di Salvini da sventolare. Quando sentirete esponenti della Lega inneggiare alla conquista della Autonomia che nulla ha a che fare con quanto era previsto dai preaccordi tra Governo (di sinistra) ed i tre governatori, Maroni, Zaia e Bonaccini nel 2018, rileggete questo articolo o leggetevi la legge stessa e forse vi sentirete un po’ presi in giro.

Questo paese non ha bisogno di leggi utili solo per fare propaganda, ha bisogno di rivedere la struttura dello Stato che così come è oggi, non funziona. Non quindi una legge pasticciata sulla Autonomia ma una seria modifica costituzionale in senso federale perché i poteri non siano più accentrati sul Governo centrale ma siano distribuiti su territorio a partire dai Comuni, i più vicini ai bisogni dei cittadini.

Ma in questo paese di serio ormai c’è ben poco.

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Direttrice: Stefania Piazzo
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