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AUTONOMIA DIFFERENZIATA-LA RIFORMA IMPOSSIBILE CHE FA COMODO A TUTTI, CON UN “FRONTE DEL NO” E UN “FRONTE DEL NORD”

di Cuore Verde – A differenza degli esperti che, in questi giorni, si prodigano a declamarne i formidabili pregi o, al contrario, ad evidenziarne i nefasti effetti, non sono in grado di valutare se l’autonomia differenziata produrrà conseguenze positive per tutte le regioni italiane che la richiederanno, oppure, favorirà soltanto gli interessi del Nord non risolvendo o, addirittura, aggravando i problemi del Sud.

Non so neppure se questa legge sia solo una “scatola vuota” tenendo conto che la maggior parte delle 23 materie potranno essere richieste soltanto dopo la definizione dei LEP il cui raggiungimento costituisce l’impegnativa premessa. 

La legge approvata consente poi soltanto un diritto di richiesta delle stesse materie rilevando che al Presidente del Consiglio spetta un potere di eventuale veto. Mi limito a definire questa autonomia una specie di “decentramento centralista” poiché non integra un vero sistema di repubblica federale come, ad esempio, quello tedesco. Una forma di contrattazione stato-regione a tempo determinato dove l’autonomia diventa, sostanzialmente, una concessione governativa. 

Qui, tuttavia, al di là degli aspetti tecnici, interessa considerare gli effetti dell’approvazione dell’autonomia differenziata sulla propaganda dei partiti politici di governo e di opposizione. I Fratelli d’Italia, pur partendo da posizioni storicamente divergenti, ricordando che, ad esempio, dieci anni fa Giorgia Meloni proponeva di abolire le regioni, appoggiano la riforma leghista dell’autonomia in vista dell’approvazione del loro obiettivo principale: il premierato.

Due riforme che corrono su binari paralleli non necessariamente coincidenti. Maggiori difficoltà in Forza Italia, soprattutto per i malumori della dirigenza calabrese.

Per la Lega, chiaramente, si tratta di una affermazione politica identitaria. Nel campo delle opposizioni, forse, era dai tempi della Lega secessionista degli anni ’90 che non si riscontravano espressioni forti come “una specie di debole consorzio di 20 repubblichette  destinate al declino” e “micro staterelli con sistemi burocratici, amministrativi e autorizzatori diversi”  definendo senza mezzi termini Spacca-Italia” la legge sull’autonomia. Altri ancora poi si appellano agli alleati della Lega “che dovrebbero dimostrare di  difendere quei valori a cui dicono di ispirarsi”. 

Forse sarebbe opportuno considerare che, in Germania e in Svizzera, le vituperate “repubblichette” e “staterelli”, ovvero, più propriamente, i Länder e i Cantoni, costituiscono la Repubblica Federale Tedesca e la Confederazione Elvetica.

PD e 5Stelle, “ll Fronte della Costituzione”, come sono stati definiti con un titolo in prima pagina di Repubblica in occasione della manifestazione tenutasi a Roma che ha visto insieme in piazza gli esponenti dei due partiti, si ergono a strenui difensori del Sud non accorgendosi che, forse, l’elettorato meridionale, con il forte astensionismo, ha già dichiarato la sua “secessione” dal sistema politico.  

Si è pertanto costituito un agguerrito e battagliero “fronte del No” che, almeno per ora, ha unito contro il governo le varie forze di opposizione nel tentativo di far dichiarare incostituzionale o abrogare con referendum la legge sull’autonomia differenziata. 

Occorre tuttavia considerare quello che io definisco l”effetto-Vannacci” o il suo simmetrico “effetto-Salis”: bersagli di una accesa propaganda avversaria resi proprio da quest’ultima attraenti e politicamente simpatici.

Il “Fronte del No”, in sostanza, se i toni polemici antigovernativi dovessero assumere connotazioni sempre più filo-meridionaliste, potrebbe essere considerato come un “fronte sudista” che vuole mantenere lo status quo sociale che, soprattutto al Nord, viene percepito generalmente come una forma di assistenzialismo e che potrebbe far scaturire un “Fronte del Nord” più o meno consapevole.

La divisione in questi due “fronti” è già resa evidente dalla “geopolitica del voto” determinata dal consenso elettorale.   

Si potrebbe verificare una “secessione” sul crinale Nord-Sud, perlomeno a livello di espressione di preferenze sul relativo quesito referendario, prodotta non direttamente dalla legge sull’autonomia ma piuttosto da una contrapposta accesa propaganda politica “meridionalista”. L’inversione del rapporto causa-effetto. 

E questo sarebbe veramente paradossale. 

crediti foto jen-theodore-tWqyWrqLntU-unsplash

Redazione

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