Una Lira (One Lira), old Italian banknote no more in use, year 1933, isolated on white background

AUTONOMIA DIFFERENZIATA,  COMMEDIA E TRAGEDIA

19 Giugno 2024
Lettura 2 min

di Raffaele Piccoli – Se non fosse  una quasi tragedia, l’autonomia differenziata sarebbe  una barzelletta, ma una barzelletta che non fa neppure ridere. Si è parlato sin troppo circa quanto accaduto alla Camera, nei giorni scorsi, lasciamo perdere (la rissa e i pugni con sospensione fino a due settimane dei deputati, ndr).

Quello che appare invece importante è il significato politico che sta assumendo il difficile iter parlamentare del provvedimento. Le opposizioni tutte chi più chi meno si dichiarano contrarie,  adducendo la medesima motivazione.  Secessione dei ricchi,   legge ” spaccaitalia”,  sud abbandonato, solo il nord a trarne vantaggio. 

La  riforma Calderoli mi ha sempre lasciato indifferente, se non perplesso.  La trovo  marginale e poco incisiva. L’autonomia differenziata è prevista dal terzo comma dell’articolo  116 della Costituzione, si   prevede cioè la possibilità che vengano attribuite alle regioni, che lo richiedono,  particolari forme di autonomia, su materie ben precise.  Non dimentichiamo altrettanto che si tratta di una legge quadro, che ipotizza l’iter che le regioni dovranno seguire per richiedere le materie di competenza esclusiva (massimo 24), oltre al fatto che la maggior parte delle deleghe sarà operativa solo in presenza dei Lep (livelli essenziali delle prestazioni.

I Lep dovranno essere uguali ovunque dal Sud Tirolo alla Calabria!? Mancano però le risorse per attuarli… 

Inoltre  l’attribuzione delle materie è soggetta a trattativa Governo-Regione, e  l’esito della  trattativa deve essere approvato dal parlamento. Per avere un’idea dei tempi ricordo che la riforma è stata approvata in Cdm nel febbraio 2023, a Giugno 2024 non è ancora legge..

Non è prevista alcuna trasformazione dello Stato, non viene introdotta la benché minima forma di federalismo, sia legislativo che fiscale, si tratta semplicemente dell’attuazione di quel poco che il Titolo V lascia al decentramento. I ministeri, le direzioni generali, il governo, la magistratura, le forze dell’ordine, insomma tutta l’intelaiatura centralista della Repubblica Italiana resta inalterata non cambia nulla.

Allora perché tanta polemica, fermento, manifestazioni di piazza, risse parlamentari, intervento di:  sindacati, conferenza episcopale, sindaci meridionali, anpi e chi più ne ha più ne metta? Molto semplice. La riforma toglie in parte risorse al sud. Risorse delle regioni padane che restano sul territorio per finanziare le nuove attribuzioni. Da sempre ormai un fiume di denaro dei contribuenti  scende a Roma e da qui viene distribuito al meridione del Paese, con la tecnica della fiscalità derivata.  Risorse per la sanità , la politica, l’amministrazione ma anche per le mafie onnipresenti risorse senza le quali il sud boccheggia.

Il vero motivo è questo solo questo.

Si  vuole continuare a spolpare la gallina dalle uova d’oro come è sempre stato dal dopoguerra, i famosi 94 miliardi (mal contati) di residuo fiscale annuo a questo servono,  il livore verso l’autonomia da questo nasce. La solidarietà, la Patria unita, il valore della bandiera (consegnata a Calderoli con conseguente rissa) non sono altro che palliativi.

L’Italia  è  un paese con un debito pubblico gigantesco, sotto procedura di infrazione UE, i governi  di qualsiasi colore  non sono mai stati in grado di modificare questa situazione.

Una  parte del paese produce e lavora, l’altra aspetta e viene assistita. 

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Direttrice: Stefania Piazzo
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