A proposito di “Mille campanili, venti Regioni, una Nazione” sul tavolo di Atreju

21 Dicembre 2023
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di Cuore Verde – Si è conclusa l’edizione 2023 di Atreju, la festa giovanile dei Fratelli d’Italia. Tuttavia, nonostante l’altissima attenzione mediatica, non mi hanno attirato i neo-rancorismi, i messaggi diretti, trasversali ed obliqui, le polemiche con gli influencer, gli ospiti controversi e un clima da “Hic manebimus optime”. 

Tra i vari eventi, mi ha invece incuriosito il dibattito “Mille campanili, venti Regioni, una Nazione: l’autonomia per uno Stato più vicino ai cittadini” al quale hanno partecipato il Ministro per gli Affari Regionali Calderoli, il sindaco di Roma Gualtieri e i Presidenti di Regione Rocca (Lazio), Giani (Toscana), Aquaroli (Marche), Marsilio (Abruzzo) e Occhiuto (Calabria).

Il titolo del dibattito era chiaramente programmatico: tranquillizzare non solo i “patrioti” ma anche i “compagni” che la ragionieresca autonomia differenziata non provocherà “la rottura dell’unità” nazionale dividendo il Nord dal Sud. La garanzia dell’unità dovrebbero essere i LEP. I mitici Livelli Essenziali di Prestazioni. Ma realmente possiamo definire l’Italia una “nazione”? 

Lo psicologo Scipio Sighele, esponente dell’Associazione Nazionalista Italiana, nel 1911, scriveva:  “ Ciò che vive non è mai simmetrico: ciò che è naturale è sempre variato. La centralizzazione eccessiva urta contro questa verità, perché vuol ridurre a un unico livello, foggiare in un unico stampo, idee costumi abitudini temperamenti che sono etnicamente e storicamente diversi, e fabbrica — per sua comodità — un solo tipo d’italiano che non esiste. Esistono, in realtà, parecchi tipi di italiani, quante sono le nostre regioni; tipi diversi, ma non contrarii fra loro, e che costituiscono anzi, nelle loro diversità simpatiche e convergenti, l’unità mirabile dell’organismo nazionale. Tutti gli organismi superiori — gli individuali come i collettivi — sono composti di diversi organi, ognuno dei quali contribuisce alla vita del tutto, a patto però che ognuno sia considerato e trattato secondo la sua natura e la sua speciale funzione. Violentare questa diversità, e cercar di annientarla con un trattamento identico, significa fare il danno dell’organismo.” (Da “Il nazionalismo e i partiti politici”). 

Definire l’Italia una nazione piuttosto che uno stato significa continuare a perpetrare una visione politica centralista in contrasto con la realtà etnica fatta di “parecchi tipi di italiani”. Un vero e proprio ostacolo politico e culturale ad una vera riforma per un sistema federale di macroregioni, stati-regione e città-stato.

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