9 dicembre, sciopero statali. E’ scontro sindacati-partiti. Ma Paese è diviso in tutelati e precari. Urge cambiare modo di scegliere classe politica

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di Stefania Piazzo – Domani c’è sciopero. Sciopero dei dipendenti della pubblica amministrazione. Per semplificare grossolanamente, imperfettamente, gli statali. La polemica è scontata. Perché tutto si gioca sul fatto che vi sia un paese duale, da una parte un paese di lavoratori garantiti che, qualunque cosa accada, non perderanno il lavoro, lo stipendio. L’altra parte c’è il paese a cui si chiedono sacrifici, la serrata, la cassa integrazione che arriva dopo mesi. Lo Stato ha creato il mostro. Lavoratori, i propri, con diritti. Lavoratori, tutti quelli degli altri, senza diritti. E nessuna soluzione. Il governo non dice come se ne esce. Ma produce solo divieti. Un paese che chiude, che fallisce, e uno Stato che non sa come venirne fuori se non chiudendo le attività non necessarie. E anche quelle necessarie.

Per cui, per quanto si stia sempre e comunque dalla parte di chi lavora, questa volta non si può solo pensare a chi, seppur eroe, il lavoro non lo perde. Cosa dice al proposito Annamaria Furlan, segretario generale della Cisl? “La cosa che davvero è incredibile sono le frasi che abbiamo ascoltato, tipo quelle della Meloni. Siamo di fronte a persone che hanno pagato un tributo terribile anche in termini di contagio e di morte nel nostro Paese per essere rimasti a financo dei cittadini a curarli e assistirli. Ma come si permettono di dire queste cose?”.

Cara segretaria, il tributo qui lo stanno dando tutti. Chi in corsia, chi perdendo il lavoro che garantiva la dignità e il rispetto di una persona. Di che stiamo dunque parlando? Su quale pianeta stiamo manifestando?

Giorgia Meloni, ad esempio, ha definito “indecente” la conferma dello sciopero. Per quanto riguarda i lavoratori della sanità, “un giorno sono i nostri eroi, il giorno dopo accettiamo che anche sulla Finanziaria ci sia solo la proroga per i lavoratori precari, co.co.co. e le partite Iva. In un settore strategico per la vita delle persone”, ha sottolineato Furlan.

Certo, ha ragione. Ma il problema è come lo Stato non stia dando risposte a nessuno. E neppure i partiti. Seppur nella palta, c’è chi è meno povero di un altro. Perché a fine mese lo stipendio c’è e a fine pandemia non avrà perso nulla. Qui c’è invece chi da marzo ha perso tutto. Neanche il fiato per scioperare. D’altra parte non si fa altro che idolatrare questo stato, alzare gli occhi al cielo davanti alle frecce tricolori, ci si commuove per l’inno d’Italia. Si corre dietro sui social a chi urla di più, a chi la spara più grossa. E’ un problema di classe politica, di classe dirigente, di sindacati, pure. Un paese di tutelati, una élite di non eletti o, se eletti, votati do cojo cojo, che governa sul precariato, sull’insicurezza.

E’ un problema che si riconduce ad una sola radice del male. Saper scegliere, capire chi scegliere, selezionare chi decide, perché questa democrazia è fasulla. Dunque, contro chi scende in piazza il 9 dicembre il sindacato?

Photo by Wladislaw Peljuchno 

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